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Ancora sotto indagine le banche coinvollte nella truffa ai danni dei correntisti, che avevano scelto di depositare i propri risparmi in questi istituti di credito e aprire un conto presso le loro filiali.

Sono cinque le banche coinvolte dall’operazione, e sono del calibro di UniCredit, Monte dei Paschi, Banco BPM, Intesa Sanpaolo e Banca Aletti. Questi istituti agivano in collaborazione con due società di rivendita di diamanti, che erano state la vera mente capace di ordire questo raggiro verso i clienti.

Truffa dei diamanti: le società coinvolte saranno condannate a risarcimento

La IDB (Intermarket Diamond Business) di Milano e la DPI (Diamond Private Investment) di Roma hanno infatti confezionato una truffa perfetta, che consentiva loro di convincere i clienti delle banche complici a investire nel mercato dei diamanti. Questo investimento veniva presentato come assolutamente sicuro e garantito, perché i diamanti costituivano – o almeno così dicevano ai clienti – un “bene rifugio”, grazie al quale i guadagni sarebbero stati garantiti e avrebbero superato il 3-4% annuo, cifre stellari che non toccano neppure i titoli di Stato.

I clienti raggirati, gruppo formato perlopiù da piccoli risparmiatori, si lasciavano persuadere da questa prospettiva idilliaca e decidevano di acquistare questi diamanti, senza sapere che il loro reale valore fosse decisamente inferiore al prezzo a cui li stavano comprando. I diamanti, infatti, valevano il 30-50% rispetto al prezzo a cui i clienti li avevano pagati.

Oltre 19.000 domande di rimborso sono pervenute alla Procura di Milano, che ha preso in carico le indagini dopo i controlli da parte dell’Antitrust. Questo ha comportato un necessario slittamento dell’udienza finale in cui si determineranno le sorti dei risarcimenti, ora fissata al 21 ottobre 2019.