Rinviata al 21 ottobre l’udienza cruciale per conoscere il destino di moltissimi clienti truffati dalle banche e per ufficializzare anche il fallimento della DPI (Diamond Private Investment) la società di rivendita di diamanti coinvolta nella frode.

Insieme alla IDB (Intermarket Diamond Business), la società in questione si è resa fautrice di un raggiro ai danni degli investitori, grazie alla fondamentale collaborazione di cinque tra i maggiori istituti di credito italiani.

Unicredit, Banco BPM, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi e Banca Aletti: questi i nomi delle banche che, a vario titolo, si sono rese complici della truffa che ha mandato in fumo i risparmi oltre 19.000 clienti, convincendoli a investire nel mercato dei diamanti.

I dettagli della truffa e gli ultimi aggiornamenti

Inizialmente gli istituti in questione dovevano soltanto esporre materiale informativo nelle proprie sedi, lasciando così l’iniziativa al cliente di informarsi in merito ed eventualmente procedere all’acquisto. In realtà erano gli stessi dipendenti della banca ad illustrare questa opportunità ai clienti, promettendo un eden di guadagni e un profitto costante annuo superiore al 3-4%, più di qualsiasi titolo di Stato.

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Gli investitori, costituiti perlopiù da piccoli risparmiatori che stavano spendendo i guadagni di una vita per trarre un piccolo beneficio, si lasciavano convincere da questa prospettiva, non sapendo che in realtà queste quotazioni fossero pesantemente ritoccate e gonfiate rispetto alla media sui mercati mondiali. Si sono ritrovati, così, ad aver acquistato diamanti che avevano il 30-50% del valore rispetto al prezzo a cui li avevano pagati.

Nel corso delle prossime settimane, per chi ancora non avesse avviato la procedura, sarà ancora possibile presentare domande per il risarcimento e la restituzione dei diamanti (alcuni clienti hanno infatti deciso di lasciarli in custodia alle stesse società di rivendita). Il 21 ottobre, poi, si conoscerà il destino definitivo.