smartphone in tasca

Lo smartphone è divenuto, col tempo, uno strumento di cui non si può più fare a meno. Che lo si utilizzi per lavoro, per intrattenere i rapporti sociali o per utilizzarne le numerosissime app e funzionalità sempre nuove, esso si è imposto a tutti gli effetti come un oggetto essenziale nella quotidianità.

Ma un utilizzo smodato ed eccessivo dello smartphone potrebbe portare alla comparsa di alcune patologie?

È una domanda su cui la scienza si è interrogata a lungo, e continua tuttora a interrogarsi, dal momento che ci sono diverse ricerche in corso e almeno 2 decenni di letteratura scientifica sul tema.

Questo, però, dimostra quanto sia difficile avere una cognizione reale del problema e una risposta univoca, perché per quanto si sia lavorato sulle sperimentazioni e sui test in questo senso, non si è ancora raggiunta l’assoluta certezza della pericolosità degli smartphone.

Cosa suggerisce la teoria e cosa realmente si sa nella pratica

In linea del tutto teorica, qualsiasi strumento che emetta radiazioni ad una certa frequenza (gli indici SAR per alcuni dispositivi sono appena al di sotto del limite imposto dalla CE) potrebbe costituire un potenziale danno per l’organismo umano. A maggior ragione se poi si fa un uso prolungato di questo oggetto, come avviene nel caso dei telefoni.

Purtroppo, però, fino ad ora è stata riscontrata solamente una correlazione di tipo temporale (prima-dopo, per intenderci) e non causale (causa-effetto) sull’utilizzo intensivo dello smartphone ed eventuali patologie insorte.

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C’è da aggiungere inoltre che l’aumento della predisposizione ad alcuni tipi di malattie potrebbe non derivare strettamente dall’utilizzo di questo strumento elettronico, benché inserito nei “possibili cancerogeni” (ossia mezzi di cui si sospetta un certo grado di pericolosità). Problematiche come l’infertilità maschile, che potrebbe derivare dalla cattiva abitudine di tenere lo smartphone in tasca, hanno un’eziopatologia comune con molti altri fattori di rischio, tra cui tabagismo, alcolismo, disfunzioni metaboliche e cattiva alimentazione.

Stesso discorso si può fare sul telefono lasciato sul comodino durante la notte: come ricorda Alessandro Polichetti, pur non essendoci prove a sostegno della sua pericolosità, è sempre meglio affidarsi al buon senso ed evitare un’esposizione così prolungata alle radiazioni del telefonino.

Di sicuro sono da evitare alcune abitudini, tra cui quella di trascorrere molto tempo in chiamata: a meno che non si utilizzi il vivavoce o un paio di auricolari, le telefonate costituiscono il momento in cui vi è maggior emissione di radiazioni, e in questo caso alcune sentenze pronunciate in America negli scorsi anni sostengono la tesi per cui sia stato il telefono a determinare una serie di patologie nell’assistito.