Un periodo sempre più nero per le banche coinvolte nella cosiddetta truffa dei diamanti, che ha portato moltissimi clienti ignari a investire somme anche molto importanti in un bene che non si sarebbe rivelato, in realtà, così profittevole.

Dopo il blocco che ha coinvolto Conto Arancio per alcune falle riscontrate nei sistemi di sicurezza, ora anche altre banche molto importanti stanno facendo i conti con la Procura di Milano, che indaga senza sosta sulle dinamiche e sulle vittime di questo raggiro.

La truffa è stata ordita da due aziende nel mercato della rivendita dei diamanti: la IDB, Intermarket Diamond Business di Milano, attualmente sotto processo e in via di fallimento, e la DPI, Diamond Private Investment di Roma, che invece risulta già fallita.

L’inganno era perpetrato ai danni dei clienti di alcune banche, coinvolte attivamente nel raggiro, ossia Unicredit, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Banca Aletti e Monte dei Paschi. Se inizialmente le filiali dovevano solamente esporre materiale pubblicitario, per informare i propri clienti circa questa possibilità d’investimento, successivamente hanno creato condizioni ad hoc per poter ingannare gli investitori e far credere loro di star puntando su un cavallo vincente.

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Quando invece così non era, e il motivo è dato dalle percentuali estremamente gonfiate associate al rendimento dei diamanti, che oltrepassavano il 3-4% annuo, ben superiore a qualsiasi titolo di Stato.

I clienti truffati e il corso della giustizia

Proprio lunedì scorso, 8 aprile, si è tenuta la prima udienza del processo, che ha consentito di disporre un calendario di partenza destinato all’ascolto e alla valutazione delle richieste depositate in data 22 marzo.

Coloro che riceveranno audizione dalla Procura di Milano saranno prioritariamente “i fornitori, i professionisti e i lavoratori della Società fallita”, per poi passare alle richieste avanzate dagli oltre 19.000 clienti truffati.

È bene sapere che è ancora possibile presentare domanda per richiedere la restituzione dei beni in custodia, dal momento che la Procura non ha ancora fissato un termine di decadenza per tali domande.