Google Cloud

Il Google Cloud Next 19, l’evento annuale di Google dedicato al cloud, è partito oggi al Moscone Center di San Francisco con 30.000 partecipanti, che potranno scegliere fra centinaia di sessioni, panel e corsi per approfondire la propria conoscenza sul cloud. Di seguito una sintesi degli annunci principali della prima giornata.

Il primo di questi è Anthos, una nuova piattaforma per un mondo multi-cloud. Negli ultimi anni, molte aziende che hanno una propria infrastruttura IT hanno cominciato a interessarsi ai vantaggi offerti dal cloud, ma non vogliono restare legati a un unico fornitore e cercano soluzioni che siano integrabili su tutti gli ecosistemi.

 

Anthos, Google Cloud e Cloud Run: le novità del Google Cloud Next

Per andare incontro a questa esigenza, Google Cloud annuncia oggi Anthos, la nuova piattaforma aperta che permette di gestire carichi di lavoro su cloud di terze parti come AWS e Azure, offrendo la libertà di lanciare e gestire un’applicazione sul cloud preferito, senza dover conoscere tutti i differenti ambienti e le API.

Anthos è già usato con successo da aziende globali come HSBC, Cisco, Siemens e vanta più di 30 partners fra cui VMware, Dell EMC, HPE, Intel e Lenovo. Il secondo annuncio riguarda Google Cloud. Per Big G l’idea di un cloud aperto è una conseguenza diretta del nostro approccio open source, uno degli elementi chiave della nostra infrastruttura globale.

Per permettere a sempre più imprese di lavorare senza frizioni con i diversi fornitori e migliorare la gestione e l’analisi dei dati, Google ha annunciato una serie di partnership con alcuni leader globali dell’open source: Confluente, DataStax, Elastico, InfluxData, MongoDB, Neo4j e Redis Labs.

Grazie a queste collaborazioni, le imprese potranno sviluppare i propri servizi in cloud più liberamente, con maggiore velocità ed efficacia. Infine, Cloud Run, un nuovo ambiente che permette di lavorare con i container in una logica serverless. Cloud Run si occupa completamente dell’infrastruttura, dalla configurazione alla gestione dei server.

Una soluzione che riduce i costi all’effettivo utilizzo dei servizi. L’architettura serverless, infatti, migliora la produttività degli sviluppatori, perché permette di scrivere ed eseguire un programma senza preoccuparsi della gestione dell’infrastruttura sottostante.