Non è certo un bel periodo per gli istituti bancari. Dopo lo scandalo che ha coinvolto Conto Arancio per via delle falle nei sistemi di sicurezza, ora arriva un’altra truffa a sconvolgere i risparmiatori.

Si tratta di quella che è passata alle cronache come “la truffa dei diamanti”, e vede il coinvolgimento di cinque banche di rilievo, ossia Unicredit, Banco Bpm, Banca Aletti, Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi.

Insieme a queste società, sono indagate due aziende di rivendita del bene in questione, i diamanti, che corrispondono alla DPI (Diamond Private Investment di Roma) e la IDB (Intermarket Diamond Business di Milano). Mentre la prima delle due risulta già fallita, la seconda vedrà l’avvio delle procedure per il fallimento proprio a seguito delle disposizioni diramate domani, 8 aprile, durante l’udienza tenuta dalla Procura di Milano.

L’origine della truffa e le sue conseguenze

Le banche inizialmente dovevano solo fare da tramite pubblicitario per le aziende in questione, esponendo volantini e altro genere di materiale informativo per far conoscere ai clienti questa opportunità. In realtà esse si sono rivelate, dietro lauto pagamento, dei veri intermediari nella vendita di questi diamanti, inducendo anche clienti molto importanti (tra cui Vasco Rossi e Federica Panicucci) a investire su quella merce.

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Il tutto mostrando percentuali e valori assolutamente fuorvianti: il guadagno medio sul possesso, secondo i loro valori, raggiungeva e superava il 3-4% annuo, più remunerativo di qualsiasi titolo di Stato e ben al di sopra delle normali quotazioni mondiali.

I consulenti finanziari, a chi opponeva tali considerazioni, spiegavano che si trattava di un momento favorevole all’acquisto e pertanto flessioni di questo genere potevano comunque apparire ragionevoli.

Ora le banche coinvolte dovranno rispondere delle proprie responsabilità davanti alla giustizia, pagando una multa decisamente onerosa (di cui 700 milioni sono stati già sequestrati a titolo preventivo) e rimborsando i clienti raggirati.