truffa diamanti

La Procura di Milano ha disposto il sequestro preventivo di 700 milioni di euro a cinque banche e due società di rivendita dei diamanti, che si sono rese protagoniste di un’enorme truffa ai danni degli investitori.

Si tratta di quella che è passata alle cronache come “la truffa dei diamanti”, e che ha suscitato scalpore per il grave coinvolgimento di istituti bancari del calibro di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Monte dei Paschi e Banca Aletti.

Queste società hanno consentito a due aziende di rivendita dei diamanti, la IDB e la DPI, di trarre ingenti profitti dalla vendita di diamanti a prezzi gonfiati, con la promessa ai clienti di un rendimento annuo oltre il 3-4%, superiore quindi a qualsiasi titolo di Stato.

Dalla legalità alla truffa

Se inizialmente le banche in questione erano solamente tenute a mostrare materiale pubblicitario nelle proprie filiali, così da permettere agli utenti di esplorare e informarsi su questa possibilità di guadagno, successivamente si sono rese attrici in prima persona del processo di vendita, convincendo i propri clienti a investire pur sapendo di mostrare percentuali e numeri completamente errati e fuorvianti.

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Oltre al diretto guadagno per le due aziende, vi erano cospicue entrate anche per le società bancarie coinvolte, dal momento che, stipulato l’atto di vendita, era necessario corredarlo di un’assicurazione sul bene e di ogni altra garanzia indispensabile all’acquisizione.

Nell’udienza di lunedì 8 aprile si disporrà il processo di fallimento per la IDB (mentre la DPI risulta già fallita), a seguito del quale bisognerà scegliere se continuare tramite un processo di tipo civile o penale. Contestualmente, si inizierà a discutere su come muoversi per risarcire gli investitori truffati, grazie alle somme sequestrate preventivamente dalle banche.