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Nelle ultime settimane stanno proseguendo le indagini che hanno portato al sequestro preventivo di 700 milioni di euro a cinque banche e due aziende nel settore della rivendita dei diamanti.

Gli accertamenti del caso, portati avanti dalla Procura di Milano, hanno evidenziato una situazione estremamente complessa ai danni dei clienti di alcuni istituti bancari, che sono stati raggirati proprio dagli assistenti bancari in cui riponevano fiducia.

Unicredit, Banco Bpm, Intesa SanPaolo, Banca Aletti e Monte dei Paschi: questi i nomi delle banche coinvolte nella truffa ai danni degli investitori, istituti che hanno agito sotto la guida di due società nel settore della rivendita dei diamanti, la IDB (Intermarket Diamond Business) e la DPI (Diamond Private Investment).

La truffa e le modalità con cui i clienti sono stati raggirati

Inizialmente, i rapporti fra le banche e queste società di vendita di diamanti dovevano fermarsi ad una semplice collaborazione: le banche in questione avrebbero dovuto esporre materiale pubblicitario nelle proprie filiali, in maniera da far conoscere queste realtà di investimento.

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Invece, gli operatori bancari raggiravano i propri clienti – anche personaggi famosi del calibro di Vasco Rossi e Federica Panicucci – mostrando loro dei dati totalmente fuorvianti sugli utili che potevano derivare da questo investimento.

Le tabelle, spacciate per quotazioni – ma in realtà non erano altro che un listino prezzi delle due aziende – mostravano trend di guadagno pari o superiori al 3-4% annuo, ricavo maggiore di qualsiasi titolo di Stato. I numeri non erano assolutamente in linea con le quotazioni medie mondiali, tanto che i diamanti venduti avevano un valore pari al 30-50% del prezzo a cui sono stati pagati.

Sulla vicenda si continua a indagare, e nell’udienza del prossimo 8 aprile si disporrà la procedura di fallimento della IDB (mentre la DPI risulta già fallita). Contestualmente, si avvieranno le pratiche di rimborso per gli oltre 10.000 clienti truffati da questo raggiro.