truffa diamanti

È ormai da qualche settimana che si parla di questa truffa, ormai rinominata la “truffa dei diamanti”, dal nome della merce rivenduta in maniera impropria e implicata nello scandalo.

I diamanti in questione, infatti, venivano comprati dagli investitori ad un prezzo ben più alto della media mondiale (si parla di diamanti che in realtà avevano il 30-50% del valore realmente pagato). Questo perché le società di banking mostravano anche un trend di guadagno pari al 3-4% annuo, al di sopra di qualsiasi titolo di Stato, e gli acquirenti, affidandosi ciecamente ai propri consiglieri bancari di fiducia, non si sono neppure accorti del raggiro che si stava consumando.

Quella che all’inizio doveva essere quindi solo un’attività di promozione e pubblicizzazione dei prodotti, come erano gli accordi tra le società DPI e IDB e le banche coinvolte nell’operazione, si è trasformata in breve tempo in una truffa ai danni degli investitori.

Per questo motivo, le banche Unicredit, Bmp, Intesa SanPaolo, Banca Aletti e Monte dei Paschi sono tuttora sotto indagine per concorso in attività illecite, delle quali si sono fatte promotrici e da cui hanno anche tratto un cospicuo profitto.

Leggi anche:  Truffe Unicredit, Intesa SanPaolo e BNL: sventate le truffe

Le ultime novità nella vicenda

L’apertura del vaso di Pandora ha portato al sequestro preventivo di ben 700 milioni di euro, tratti dalle due società del mercato dei diamanti e dalle banche indagate. Inoltre, mentre la DPI è già fallita, la IDB sta andando incontro al processo di fallimento,che verrà discusso nella seduta del prossimo 8 aprile, in modo tale che gli utili derivanti da questa operazione possano servire a coprire parte dei rimborsi dovuti ai clienti raggirati.

In realtà, più che di rimborso si tratterà di compensare quel 50-70% restante nel valore che era stato pagato dagli investitori e che non corrispondeva ad un reale acquisto, ma la vendita dei diamanti non si potrà rettificare.