Sono mesi di grande frenesia e di hype in attesa dell’arrivo ufficiale dei supporti strutturali (gli smartphone abilitati per il 5G) e della disponibilità effettiva delle frequenze.

Già dall’inizio del 2020 – e stando ad alcune ottimistiche indiscrezioni, anche fine 2019 – si assisterà all’ingresso ufficiale del 5G nella vita quotidiana, nei posti di lavoro, nelle industrie e nelle città. Però, per quanto l’attesa possa risultare ancora lunga e abbia in serbo ancora tante sorprese, c’è da fare un’importante considerazione in merito alla fruibilità effettiva della connessione 5G.

In un momento storico in cui ci stiamo abituando ad essere “contesi” dalle società di telefonia per diventare clienti dell’una piuttosto che dell’altra, e quindi coccolati da bundle sempre più vantaggiosi e all-inclusive a prezzi stracciati, i costi per il 5G potrebbero rappresentare una dura battuta d’arresto per questo andazzo.

Gli investimenti degli operatori e gli utili auspicati

Gli operatori telefonici Tim, Vodafone, Wind 3, Iliad e Fastweb hanno affrontato un investimento complessivo di ben 6,5 miliardi di euro, per aggiudicarsi la fruizione delle frequenze 5G e ottenere tutte le autorizzazioni necessarie per metter mano alle infrastrutture che sorreggeranno questa tecnologia.

Un investimento enorme, compensato dal fatto che il 5G surclasserà completamente il proprio predecessore 4G, portando innovazioni e integrazione fra i sistemi come mai si era visto prima. E proprio per questa rivoluzione assoluta, gli utenti saranno indotti a implementare la propria connessione e “convertirsi” al 5G, acquistando anche gli smartphone compatibili (che per il momento sono solo top di gamma, quindi non saranno un investimento fatto a cuor leggero dagli utenti).

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A fronte di cifre così importanti, sarà necessario compensare in toto il denaro profuso nella realizzazione di questo progetto. Motivo per cui, realisticamente, il costo dei bundle per il 5G potrebbe superare le 40/50 euro, secondo previsioni attuali. Di certo non scenderà al di sotto dei 30 euro, anche per mantenersi in linea con le tariffe proposte a livello mondiale.

Inoltre, va tenuto in considerazione che per gli operatori questi introiti serviranno anche, come accennato prima, a rifiatare dopo un periodo di forte competizione al ribasso, che ha portato l’indice ARPU ai minimi possibili per questo periodo storico.

Bilanciare l’interesse nel voler recuperare i propri investimenti e rendere comunque attrattive le proprie offerte per il pubblico sarà la vera sfida che, terminate le sperimentazioni, gli operatori dovranno affrontare nel battesimo di questa nuova tecnologia.