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Nella imbarazzante vicenda della truffa dei diamanti, con banche di alto rango finite nel mirino della Procura di Milano, l’istituto milanese BPM potrebbe pagare molto cara la sua partecipazione in qualità d’intermediario con un rimborso ai propri clienti stimato in 300 milioni di euro.

Oltre le banche indagate Unicredit, Intesa Sanpaolo e MPS “per concorso in truffa, autoriciclaggio e ostacolo all’esercizio della vigilanza”, troviamo anche il direttore generale BPM Maurizio Faroni, sospeso dal suo incarico in via cautelare.

Le sue società che si occupavano della fornitura di preziosi, ovvero Diamond Private Investment e Intermarket Diamond Business, hanno subito sequestri per oltre 250 milioni di euro. In totale sono stati 700 i milioni prelevati in via cautelare dalla Procura agli istituti bancari e alle due società che avrebbero venduto diamanti a prezzo gonfiato tra il 2012 e il 2016.

 

BPM pronta a pagare: aveva già previsto tutto a bilancio

Una debacle che il gruppo BPM sembrava aver previsto, poiché ha stanziato un tesoretto da 345,3 milioni di euro per “gli oneri che potrebbero derivare dalla definizione, in un’ottica di customer care, di vertenze e reclami anche prospettici inclusi quelli derivanti dall’attività di segnalazione effettuata in passati esercizi della clientela interessata ad acquistare diamanti dalla società Intermarket Diamond Business spa“.

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Ricordiamo che tra i VIP implicati come vittime del raggiro c’è finito anche il rocker Vasco Rossi, il quale ha investito l’enorme cifra di oltre 2 milioni. Ad avviare l’indagine è stata l’Autorità Antitrust nel 2017 su segnalazione di alcuni risparmiatori truffati che non erano riusciti a piazzare i loro diamanti al prezzo vicino a quello dell’acquisto. Da qui la scoperta di aver comprato dei preziosi a prezzi fuori mercato.