truffa dei diamanti Vasco Rossi Federica Panicucci

Una sceneggiatura da Soliti Ignoti ha visto protagonisti alcuni VIP italiani, tra cui anche il grande rocker Vasco Rossi, incappati in una truffa dei diamanti, per un giro d’affari di oltre 700 milioni di euro. Nell’indagine sono coinvolti nomi illustri del sistema bancario italiano, poiché Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi e Banca Aletti (più due società come Idb e Dpi) sono accusate di truffa aggravata e auto riciclaggio. La rockstar di Zocca avrebbe investito 2 milioni e mezzo di euro, mentre tra i nomi degli altri VIP coinvolti spiccano Federica Panicucci e Simona Tagli.

L’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dal PM Grazia Colacicco e dal collega aggiunto Riccardo Targetti, ha iscritto nel registro degli indagati le banche citate per responsabilità amministrativa. Nella bufera anche il direttore generale di Banco Bpm Maurizio Faroni, a cui vengono contestate le accuse di concorso in truffa, auto riciclaggio e ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza. Sono indagati anche responsabili delle due società Intermarket Diamond Business spa (Idb) e Diamond Private Investment spa (Dpi) che vendevano i preziosi agli investitori.

Truffa dei diamanti: false quotazioni gonfiate sui preziosi

Secondo l’accusa, le due società avrebbero fatto comprare diamanti a investitori e risparmiatori a un prezzo gonfiato del doppio. Le banche indagate sarebbero state consapevoli del meccanismo, tanto da avere avuto un ruolo fondamentale di intermediazione tra le società e i clienti. In totale gli investigatori hanno ricostruito le posizioni di un centinaio di clienti truffati.

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Già nell’ottobre del 2016 fu il programma TV Report a sollevare dei dubbi sui prezzi di listino dei diamanti venduti dalla IDB e dalla DPI. Confronti con le quotazioni di Rapaport, il listino internazionale dei diamanti, era emerso che quelli venduti dalle due società avevano un prezzo raddoppiato. Anche l’Antitrust aveva verificato che la compravendita aveva delle anomalie nei prezzi, tanto che i clienti erano costretti a ricollocare i diamanti alle stesse società da cui l’avevano acquistati, pagando però commissioni salate per il disinvestimento. L’ipotesi sulla quale sta lavorando la Procura è che gli istituti di credito erano il principale canale per la vendita dei diamanti per entrambe le società. Le banche sembra utilizzassero il materiale informativo delle due IDB e DPI per presentare i preziosi ai clienti, svolgendo un cruciale ruolo di intermediazione.