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Dopo anni di contrasti legali, Google ha deciso di chiedere alla Corte Suprema di fare finalmente chiarezza sulla disputa contro Oracle. Oggi, la società ha annunciato di aver presentato una petizione alla Corte, chiedendo ai giudici di stabilire i limiti della legge sul copyright per quanto riguarda l’utilizzo dell’infastruttura java che utlizza per Android.

Il caso risale al 2010, quando Oracle per la prima volta accusò Google di utilizzare impropriamente elementi del linguaggio di programmazione Java di Oracle per la progettazione di Android. Oracle ha affermato che l’uso di interfacce di programmazione delle applicazioni Java da parte di Google è una violazione della legge sul copyright. ma Google ha risposto che le API sono troppo fondamentali per la programmazione per esporle a copyright.

 

Il caso è aperto dal 2010

Il caso ha portato a due processi con giuria, e diverse sentenze hanno fatto guadagnare vittorie e sconfitte ad entrambe le società nel corso di otto anni. L’anno scorso, una decisione favorevole nei confri di Oracle ha fatto perdere a Google miliardi di dollari.

Google ha chiesto quindi un’audizione alla Corte Suprema sul caso nel 2014, ma la Corte ha respinto la richiesta al momento. La società afferma che ora sono in gioco nuovi problemi e chiede alla Corte di decidere se le interfacce software possono essere protette da copyright e se utilizzarle per costruire qualcosa di nuovo costituisce un uso legittimo secondo la legge.

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Nella sua nuova petizione alla Corte Suprema, Google afferma che il caso non è solo importante per la legge sul copyright, ma ha “pura importanza pratica“, poiché si concentra su due pietre miliari dell’informatica: Google Android e Oracle Java. L’intervento della Corte potrebbe alterare il futuro del software, sostiene l’azienda.

La petizione di Google per certio versi presenta una serie di argomenti che sono già stati analizzati“, ha detto in una dichiarazione Dorian Daley, vicepresidente esecutivo e direttore generale di Oracle, e continua dicendo parole forti: “La preoccupazione di Google sull’innovazione nasconde la sua vera natura: ovvero vuole preservare la capacità di poter copiare il lavoro originale e prezioso di altri per ottenere un notevole guadagno finanziario.

Noi supportiamo la volontà degli sviluppatori e programmatori che tuttu i giorni cercano nuovi modi per progettare app che saranno utilizzate da tutti, e speriamo che la Corte Suprema darà a questo caso la considerazione seria e attenta che merita“. Queste le parole del vicepresidente senior agli affari globali e capo legale di Google, Kent Walker,  in un post sul suo blog.