Chiunque sia in possesso di un dispositivo ed una connessione ad Internet può accedere ad un qualsiasi Social Network e cominciare ad utilizzare il servizio a partire dalla creazione di un profilo personale. Peccato, però, che sempre più spesso le informazioni che vengono pubblicate dagli utenti al momento dell’iscrizione non coincidano effettivamente con quelle reali dell’interessato, piuttosto queste vengono modificate al fine di creare un profilo fakeun falso a tutti gli effetti.

Anonimato, dunque. Una scelta che faciliterebbe la diffusione di bufale e notizie false, dal momento in cui, dietro ad un falso nome e ad una immagine di profilo accuratamente prelevata da uno dei tantissimi servizi di image sharing disponibili oggi in rete – come Pinterest e WeHeartIt, giusto per fornire qualche esempio – si nascondono leoni da tastiera difficili da catturare.

Facebook: il fenomeno dei profili falsi che alimenta la diffusione delle bufale

Su Facebook, di profili falsi ne vengono creati a centinaia ogni giorno. Un fenomeno, questo, che potrebbe essere considerato la piaga per antonomasia del social network. Questo perché, anziché favorire un’interazione positiva e pacifica tra gli utenti, un profilo falso, proprio in quanto tale, potrebbe facilmente alterare l’ordine dell’intera community diffondendo notizie fake, truffe ed odio gratuito attraverso la condivisione di post discriminatori, violenti e sessisti. Uno degli ultimi casi di cui si è sentito spesso parlare, è quello di Giulia Rossi.

Classico cognome scelto tra quelli più diffusi in Italia, volto di una modella come immagine di profilo e raffica di post dalla spiccata natura politica ed ideologica, Giulia Rossi è l’artefice della falsa notizia circa la morte di Alena Sudokova, ragazza tedesca di 22 anni che sarebbe deceduta dopo essere stata buttata giù dalla scogliera da un clandestino che aveva tentato di violentarla. Un post che aveva generato oltre diecimila interazioni tra commenti e condivisioni nel giro di poche ore. Alena, invece, è viva e vegeta e si trova oggi in Germania.

Facebook, comunque, è al corrente di quanto accade nella community, ed ogni giorno lavora al fine di rimuovere dalla piattaforma i profili falsi che vengono di volta in volta segnalati dagli utenti. Proprio di recente, Facebook avrebbe rimosso oltre cinquecento account fake utilizzati per fare propaganda politica e collegati al Cremlino (clicca qui per leggere la notizia).

Occorre comunque tener presente che, riconoscere un account falso, non è poi tanto difficile. Questi profili, infatti, si contraddistinguono dagli altri anzitutto per l’immagine di profilo che viene utilizzata – può trattarsi del volto di una modella o di un modello, o di persone poco note, o possono addirittura essere privi di immagine – e dal fatto che questa non viene aggiornata, pertanto l’album fotografico risulta essere vuoto ed è impossibile confrontare la foto utilizzata al momento con immagini pubblicate in passato. Inoltre, spesso e volentieri la lista amici di un contatto falso è vuota o quasi, ma generalmente il numero di amicizie è sempre piuttosto basso. Da notare anche quelli che potrebbero essere gli eventuali interessi, dal momento in cui, solitamente, chi crea un account falso non è intenzionato a curarne il profilo inserendo informazioni accurate, ma si punta piuttosto alla vaghezza e al mistero, pertanto anche la relativa area interessi dovrebbe essere vuota o quasi.

Si ricorda, infine, che al fine di garantire il benessere dell’intera community di Facebook, sarebbe opportuno segnalare gli eventuali profili falsi in cui ci si imbatte durante l’utilizzo del social network, in modo tale che chi di dovere possa poi provvedere alla rimozione dell’account.

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