In questi giorni, abbiamo letto, appelli da parte dei consumatori in merito all’evoluzione e lo sviluppo del 5G; l’appello è lanciato dalla rivista Terranova: “Aiutateci a bloccare lo tsunami elettromagnetico”. Inoltre, la rivista, ha promosso la pubblicazione di un annuncio a pagamento sul “Fatto Quotidiano” e, chiede, di promuovere uno studio epidemiologico, sui campi elettromagnetici.

Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) ha già dirottato dei fondi destinati allo sviluppo sulla rete 5G; una grossa parte dei consumatori, è convinta che il Wi Fi e la rete 5G, siano dannosi per il corpo umano.

L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS (IARC) ha inserito i campi elettromagnetici nella categoria 2B; la categoria 2B (possibili carcinogeni per l’uomo) contiene altre 284 sostante. Vogliamo sottolineare, che l’IARC, ha cinque classificazioni:

  1. Nel gruppo 1 ci sono le sostante che sono, sicuramente, carcinogene per l’umo.
  2. Gruppo 2A: sono inserite le sostante che, probabilmente, sono carcinogene per l’uomo.
  3. Nel gruppo 3, le sostanze che al momento non sono classificabili per essere carcinogene.
  4. Gruppo 4: sono le sostanze probabilmente non carcinogene.
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Nel gruppo 2B, sono inserite, le sostanze, che contengono cancerogenità sulle cavie, ma non sull’uomo; i campi elettromagnetici, sono stati, inseriti dall’IARC nella lista B2, nell’anno 2002. Ad oggi, non hanno prove, che le radio frequenze degli smartphone, siano nocive per il corpo dell’essere umano.

Gli studi sulle radiofrequenze

Gli studi, su cui si basano, i proclami allarmistici in relazione al 5G sono due ed entrambi condotti su cavie da laboratorio, i topi; il più recente studio, è stato condotto dall’Istituto Ramazzini di Bologna, dove sono stati esposti, più di 2000 topi, alle radiazione per 19 ore al giorno. La dottoressa, che ha diretto la ricerca, Fiorella Belpoggi, ha esposto che l’obiettivo dovrebbe essere, di individuare dei metodi per salvaguardare la salute umana.