connessione 5G pericolo radiazioni

Ci sono come sempre diverse perplessità nell’uso di nuove tecnologie non ancora testate con sufficiente efficacia sul campo. Mentre c’è un mondo di tech entusiasti che non vede l’ora di mettere le mani sugli smartphone e le reti 5G, c’è un’altra buona fetta di persone che teme per la propria salute. Il 5G è pericoloso, ma nessun organo istituzionale, nessuno scienziato ha il coraggio almeno di sollevare la questione.

Questi timori sono legati, per lo più, alla sicurezza e ai potenziali rischi per la salute umana; ed è a causa di questi timori che è nato un quadro non del tutto equilibrato. Cercando di fare un distinguo dai complottisti, quelli che credono che i potenti ci nascondo la verità, e dai garantisti, quelli che credono nelle bontà delle istituzioni governative, le ricerche scientifiche a cui ci ancoriamo nei momenti di crisi ci sono eccome. Basterebbe leggerle. 

Connessione 5G: c’è del marcio in Danimarca?

La rete internet è diventato un bacino di notizie più o meno vere, fake news architettate bene e bufale clamorose. La cosa più strana della rete è che le bufale sono sempre quelle più diffuse. Quindi, per tornare sull’argomento radiazioni elettromagnetiche, non è falso dichiarare che la connessione 5G possa creare un pericolo per la salute.

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Se solo le istituzioni europee e lo Stato Italiano potessero prendere sul serio gli studi scientifici (americani e italiani) che già dichiarano come le reti 2G, 3G, 4G causano un aumento dei casi di tumore, allora non saremmo così entusiasti. Già nel 2017, l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente chiese uno stop ai test del 5G annunciati per alcune città dello stivale. Moratoria che voleva solo integrare degli strumenti di misurazione delle radiazioni per capire potenziali rischi per la salute. Ma il comunicato fu completamente ignorato dal Governo.

Ora, non concludiamo dicendo che il 5G è pericoloso al 100%, ma chiediamo almeno al MiSE e al Ministero della Salute che s’indaghi in merito. Soprattutto chiediamo che venga valutata la bontà dei risultati scientifici emersi dagli studi dell‘Istituto Ramazzini e del “National Toxicology Program” americano. Attualmente, i due studi sono ignorati dalle istituzioni, forse troppo occupate a investire denaro pubblico e privato nella costruzione della nuova infrastruttura.