Whatsapp messaggi vocali

I messaggi vocali su WhatsApp sono diventati ormai pane del nostro quotidiano, usati soprattutto in mobilità e quando (anche alla guida purtroppo) siamo impossibilitati a usare tutte e due le mani per scrivere. Molto comodi per chi li registra ma, molto spesso, non graditi da chi li riceve.

A volte la lunghezza di tali memo vocali è eccessiva (molto meglio una telefonata maleducati!). Altre volte, proprio perché coinvolgono l’ascolto, non possiamo sentirli in presenza di altri o sul luogo di lavoro. Data anche la natura ignota rispetto a un testo scritto, non possiamo neanche arrischiarci ad ascoltarli con il vivavoce attivo.

WhatsApp non ha datola possibilità di sapere in anticipo se veicola un messaggio urgente o se, semplicemente, è una saluto da parte di un vostro contatto. Rispetto alla lettura di un testo, l’ascolto del messaggio vocale coinvolge poi la nostra totale attenzione isolandoci per un momento più o meno lungo dall’ambiente che ci circonda.

 

Messaggi vocali WhatsApp: colpa dello strumento o delle persone?

Sebbene in tanti gridano alla mancanza di rispetto da parte dei developer di WhatsApp per l’aver fornito uno strumento tanto molesto, in realtà è l’uso che se ne fa a essere maleducato.

Il messaggio vocale è per sua natura veicolo di pensieri sparsi, di emozioni e toni coloriti della voce: è sicuramente uno strumento per comunicare un sentimento piuttosto che freddi dati. Tutto il contrario del testo scritto che richiede ragionamento, concentrazione e riflessione ricorsiva su ciò che si sta scrivendo. Proprio l’operazione dello scrivere ci permette di sbagliare di meno, di dire cose che non vorremmo dire e tornare sui propri passi per spegnere l’impulso.

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Tutte opzioni che al messaggio vocale sono precluse, per cui le cadute di stile o le gaffe sono all’ordine del giorno di tanti che usano WhatsApp unicamente con note audio. Per citare un noto caso di attualità politica, il portavoce di M5S Rocco Casalino ha inviato una nota vocale a dei giornalisti in cui si lamentava che “il crollo del Ponte di Genova gli aveva fatto saltare Ferragosto”.

Sebbene poi Casalino non è stato rimosso dal suo incarico, per un tipico fenomeno tutto italiano, la sua gaffe ha fatto il giro del mondo. Probabilmente lui ha voluto solo sfogarsi di una cosa sentita nel cuore in una forma di comunicazione che non prevedeva risposta (poi però l’ha inviato ai giornalisti…).