RadiazioniUna nuova ricerca sembra, purtroppo, confermare la possibile correlazione tra le radiazioni elettromagnetiche emesse dagli smartphone di tutto il mondo. La notizia non giunge proprio come un fulmine a ciel sereno, ma indubbiamente porta bruttissime sorprese per tutti gli utenti che giornalmente utilizzano da vicino gli amati terminali mobile.

Da tempo il mondo scientifico discute della possibile correlazione tra le radiazioni elettromagnetiche con l’insorgenza di tumori o di specifiche malattie nell’organismo umano. Gli smartphone, come molti di voi ricorderanno, emettono radiazioni proprio per collegarsi alle antenne telefoniche e per garantire una connessione dati all’utente finale; se messi a contatto con il corpo (ipotizzando un utilizzo prolungato) potrebbero portare ad un surriscaldamento dei tessuti e favorire l’insorgenza delle malattie.

Fino ad oggi si è discusso della possibilità, basti pensare che l’OMS le ha inserite tra le “possibili cancerogeni“, ma nessuno ne aveva ancora avuto la conferma. Con il recente studio dell’Istituto Ramazzini, in particolare grazie alla ricerca “ratti Sprague-Dawley”, è stato dimostrato che l’esposizione alle radiazioni porta all’insorgenza di patologie tumorali.

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Radiazioni e cancro: una ricerca ne conferma la correlazione

Gli esperti hanno esporto oltre 2500 ratti alle radiazioni GSM (impostando una bassa frequenza, pari a 1,8GHz) per una durata di 19 ore al giorno per ogni giorno della propria vita.

L’autopsia registrata successivamente ha dimostrato come gli animali si erano ammalati di tumori rari diretti alle fibre del cuore o del cervello. Considerato che la potenza e la quantità delle radiazioni sono all’incirca quantitativamente simili a quelle a cui veniamo sottoposti ogni giorno, è facile pensare che il rischio che corriamo sia esattamente lo stesso.

Secondo la dottoressa Belpoggi FiorellaDirector dell’Area di Ricerca dell’Istituto in questione, “sarebbe necessario che l’IARC decidesse di rivedere la canceroginicità delle radiofrequenze, cambiandola da possibili a probabili cancerogeni”.

Per dovere di cronaca ricordiamo che il test non è stato condotto su esseri umani, ma solamente su ratti.