Un nuovo report afferma che la Cina sia riuscita, in vaste aree del mondo, a promuovere il contrabbando di piccoli chip. Quest’ultimo vengono in seguito utilizzati per alimentare gli iPhone e molti altri prodotti.

Se è vero, le accuse di Bloomberg News sono probabilmente tra le più gravi di sempre per le due aziende coinvolte. Se ciò fosse vero, infatti, il governo cinese ha dunque accesso ai dispositivi senza alcun vincolo. Ciò implica anche la possibilità di ascoltare le comunicazioni delle persone con facilità. Ma le aziende coinvolte hanno già negato strenuamente le segnalazioni. Inoltre, hanno affermato che nessun attacco del genere sia mai avvenuto.

Pare che gli agenti cinesi si siano infiltrati come produttore di schede madri per server, Supermicro, e ne abbiano piazzati minuscoli chip. Queste schede madri utilizzate in tutto il mondo, permettono ai chip di essere facilmente introdotti, soprattutto negli USA. Secondo quanto affermato, le aziende, incluse Apple e Amazon, hanno utilizzato l’hardware per alimentare i loro servizi web. Ciò significherebbe che il piccolo chip cinese sarebbe in grado di monitorare le comunicazioni di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo.

Smascherata una probabile falla di portata mai vista prima nel servizio offerto da Apple e Amazon

Tra l’altro l’hardware che alimentava i servizi cloud è anche utilizzato in alcune delle parti più importanti e sensibili dell’hardware militare statunitense. Tra essi, i server per il Dipartimento della Difesa, che è solo una delle centinaia di usi diversi delle schede madri dei server interessati. Indubbiamente, una vulnerabilità hardware di questo tipo sarebbe su una scala mai vista prima: molto più difficile da stabilire, ma molto più distruttiva perché non può essere riparata o facilmente scoperta.

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La Cina è in una posizione particolarmente potente per attuare un tale attacco perché continua a produrre circa il 90% dei computer del mondo e il 75% dei suoi telefoni cellulari. L’amministrazione Trump ha continuamente detto alle aziende come Apple che le sue apparecchiature dovrebbero essere fabbricate negli Stati Uniti. Ma le aziende al centro delle accuse le hanno negate.

“Siamo profondamente delusi dal fatto che nei loro rapporti con noi, i reporter di Bloomberg non siano stati aperti alla possibilità che loro o le loro fonti potrebbero essere disinformate“, ha detto un portavoce di Apple.  Amazon intanto ha dichiarato di aver indagato sulle stesse segnalazioni e di non aver trovato i problemi citati.