Twitter indagata per la raccolta di dati personali sul suo servizio di short-link

I regolatori della privacy in Irlanda hanno avviato un’indagine sulla mole di dati che Twitter raccoglie da t.co, il suo sistema di accorciamento dell’URL.

L’indagine nasce da una richiesta avanzata da un professore britannico di nome Michael Veale ai sensi del Regolamento generale sulla protezione dei dati , una legge europea sulla privacy estesa che è entrata in vigore a maggio. Ai sensi del GDPR, i cittadini dell’UE hanno il diritto di richiedere qualsiasi dato raccolto su di essi da una determinata società, ma quando Veale ha inoltrato tale richiesta a Twitter, la società ha affermato di non avere dati presenti nel servizio di url. Veale era scettico e ha scritto al regolatore della privacy in questione per vedere se Twitter stava trattenendo alcuni dei suoi dati.

Ora, questa indagine sembra essere in corso e sopratutto sembra stia portando a qualcosa. L’inchiesta, riportata per la prima volta da Fortune, è confermata in una lettera ottenuta da The Verge, inviata a Veale dall’ufficio dell’irlandese della Data Privacy Commissioner.

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I pro e i contri del servizio

Il DPC ha avviato un’indagine formale formale in merito al reclamo“, si legge nella lettera. L’indagine esaminerà se Twitter ha o meno assolto i propri obblighi in relazione all’oggetto del reclamo e determina se alcune disposizioni del GDPR o della Data Protection Act sono state contravvenute da Twitter in questo senso.

Bisogna dire però che l’accorciamento dei link si è dimostrato uno strumento efficace per combattere il malware e raccogliere analisi rudimentali. Questi servizi di analisi possono anche presentare un rischio significativo per la privacy quando vengono utilizzati in messaggi privati. Sia Facebook che Twitter hanno affrontato cause legali per la raccolta di dati su collegamenti condivisi in messaggi privati, sebbene in entrambi i casi non sia stato stabilito in modo definitivo alcun comportamento errato.