Scienziati e matematici sono concordi: la probabilità che due persone abbiano la stessa impronta digitale è praticamente nulla. Ed ecco spiegato il motivo per il quale utilizziamo le impronte digitali per risolvere i crimini e sbloccare i nostri smartphone / computer.

La tecnologia si evolve, e aggirare sistemi sicuri come quelli basati sul riconoscimento delle impronte digitali è sempre più facile. Ecco spiegato il motivo per il quale le aziende sentono l’esigenza di sviluppare metodi identificativi più efficaci e difficili da decifrare.

 

Smartphone: sbloccare il nostro device con le onde cerebrali

Un nuovo articolo di Phys.org vede come protagonista uno scienziato di nome Wenyao Xu, il quale studia  da tempo sulle onde cerebrali. Xu lavora presso l’Università Buffalo School of Engineering and Applied Sciences. Qui, lo scienziato ha ideato una cuffia che analizza le onde cerebrali e determina i modelli unici che un soggetta crea allorquando guarda le immagini. In pochi secondi viene confermata l’identità della persona, che quindi “sblocca” il device.

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Per stabilire l’effettiva identità, nei test sono state proposte immagini di animali e celebrità in rapida successione, per un totale di quattro volte; dopo cinque mesi, i soggetti sono tornati in laboratorio per testare la “password del cervello“. Xu riferisce che i test hanno dato una compatibilità del 95%.

Purtroppo, per far funzionare questo sistema è necessario un auricolare – qualcosa che non è utilizzabile h24 nel quotidiano; risulterebbe piuttosto difficile sbloccare uno smartphone, ad esempio. Ma i test di Xu dimostrano che le onde cerebrali possono essere utilizzate come conferma dell’identità biometrica.

Xu spera che le aziende siano tra le prime ad adottare la tecnologia, affermando altresì che il processo sarà ottimizzato e reso ancora più efficace. Il lavoro sarà presentato al MobiSys 2018, una conferenza sul mobile computing ospitata in Germania dall’Associazione per l’informatica.