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Goldman Sachs, una delle più importanti banche d’affari del pianeta, ha affermato che Bitcoin non è una truffa e che non ha le caratteristiche di una valuta. Nelle prossime settimane, inoltre, inizierà a negoziare futures per conto dei propri clienti. Questo quanto dichiarato al New York Times. Che sia la volta buona?

Bitcoin non è una truffa, ma allora cos’è?

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Sul fatto che Bitcoin sia o meno una truffa vi è ancora un gran dibattito, ma queste parole di Goldman Sachs potrebbero mettere a tacere una volta per tutte i più catastrofisti. La prima criptovaluta è nata con l’intento di scardinare un concetto da sempre esistito nel mondo digitale/informatico: quello dell’inesistenza di induplicabilità in campo informatico. In altri termini, tutto ciò che è informatico/digitale è anche duplicabile. Assunto corretto fino a qualche anno fa, ma smentito nel 2009 (anno di nascita di Bitcoin).

Bitcoin, infatti, ha come obiettivo ultimo quello di essere un asset digitale limitato e non duplicabile con alle spalle un complesso (nemmeno tropo) ed affidabile sistema capace di garantire il tutto. Questo sistema si chiama blockchain e serve per validare le transazioni, nonché evitare la duplicazione di singole unità di BTC. Attualmente, vi sono 17.018.787 BTC e si raggiungerà il numero massimo di 21 milioni nel 2041. Si dice, infatti, che il totale di bitcoin tende asintoticamente al limite di 21 milioni di unità. Per farla breve, con Bitcoin si è cercato di scardinare l’oro come asset finanziario di base. Un asset costoso, ingombrante e di difficile trasporto.

Goldman Sachs inizierà a fare trading di criptovalute per conto dei propri clienti

Senza addentrarci troppo in inutili tecnicismi, quel che è importante sapere è che perfino un istituto finanziario di storica importanza come Goldman Sachs è conscio della rivoluzionaria importanza di questa tecnologia. Con le sue ultime (chiarissime) dichiarazioni, finalmente Bitcoin potrà essere sdoganato dal ruolo di “cattivo” ed entrare a tutti gli effetti tra gli asset finanziari in un portafoglio titoli.

«Goldman Sachs had concluded that Bitcoin is not a fraud and does not have the characteristics of a currency». Ed ancora, «In the next few weeks Goldman will begin using its own money to trade Bitcoin futures contracts on behalf of clients».

Tradotto ciò significa che secondo Goldman Sachs, Bitcoin non è una truffa e non ha le caratteristiche di una valuta. Nelle prossime settimane, inoltre, la stessa società inizierà a fare trading sul mercato per conto dei propri clienti, consapevole dei rischi legati e della tecnologia alla base.

«Ma perché Bitcoin non è una criptovaluta?»

Come accennato in precedenza, Bitcoin non può essere una valuta per un semplice motivo: non ne ha le caratteristiche necessarie. Il suo obiettivo ultimo è quello di diventare, detto in parole spicciole, l’oro digitale. Un asset finanziario (ossia qualcosa che ha valore e che può essere convertito in denaro), da utilizzare a garanzia della rappresentatività delle principali valute nazionali e non.

È in questo contesto che si inseriscono tutte le altre criptovalute, i cosiddetti altcoins. Queste ultime non hanno lo stesso scopo di Bitcoin, ma piuttosto il loro obiettivo principale è quello di sostituire le attuali valute nazionali come l’Euro, il Dollaro, lo Yen, ecc. Vi starete domandando ancora una volta il perché… La risposta è semplicissima: decentralizzare. Allontanarsi, cioè, dalle banche centrali e dallo strapotere sulla moneta dello Stato che ogni anno attraverso il Quantitative Easing, riempie di liquidità il sistema svalorizzando il valore intrinseco delle nostre banconote e monete metalliche a favore di banche. Detto così può sembrare una cosa malvagia, però, così non è. Vi è un’ottima ragione di politica monetaria per cui le banche centrali fanno tutto ciò, ma questo comunque costituisce un problema. Problema che in futuro potrebbe essere evitato, o quantomeno arginato, dalla tecnologia Bitcoin.

A seguire un breve estratto dell’ormai celebre serie TV “La casa de Papel”, prodotta da Antena 3 Spagna e recentemente trasmessa anche da Netflix. Nel video, il “professore” (uno dei protagonisti) spiega in pochi secondi alcuni concetti espressi in precedenza. Molti hanno accusato di populismo la serie, ma il concetto di Bitcoin è proprio quello: rendere effettivamente del popolo la moneta. Senza la necessità di dover dipendere da lobby, Stato, banche e chiunque altro. Una moneta di tutti, una moneta per tutti.

SPOILER ALERT: se non avete ancora finito di vedere la serie tv, vi sconsigliamo di vedere il filmato