BitcoinNumerosi sono stati gli attacchi subiti dalla rete Bitcoin, localizzati in particolar modo in Grecia, Slovacchia e Spagna; anche in Italia le infezioni virali arrivano a toccare il 38%.

Lo scopo degli hacker è sfruttare i compiuti degli altri utenti per generare propri bitcoin. Il virus CoinMiner permette agli esperti informatici di intrufolarsi nei computer di altri per generale valute digitali silenziosamente. Uno dei ricercatori della Kaspersky Lab ZAO, un’azienda russa specializzata nella produzione di software progettati per la sicurezza informatica, spiega che il virus si nasconde in software semplici e diffusi, usati soprattutto per scopi lavorativi, come ad esempio editor di foto e di testo.

Oltre a questi “piccoli” attacchi ordinari nei confronti dei singoli, un grosso danno ricevuto dalla criptovaluta ha sancito la perdita di circa 31 milioni di dollari; l’attacco è stato compiuto ai danni di Tether, compagnia progenitrice della nuova moneta. La stessa compagnia ha annunciato il furto subito sul proprio sito ufficiale con un comunicato ufficiale. Naturalmente, il valore del bitcoin non è rimasto immune ed ha subito una veloce caduta, perdendo 5 punti percentuali in pochissime ore. Molti investitori, infatti, sono letteralmente scappati. Nonostante la società abbia annunciato di non essere in grado di risanare il danno, ha promesso di impegnarsi nel prevenire attacchi futuri; tutto ciò, però, non fa altro che ridurre la fiducia verso le criptovalute, strumenti digitali che tutt’oggi non hanno ancora ottenuto grossi riconoscimenti, in particolare né da istituzioni né da governi, più che dai singoli.

Altro episodio di attacco informatico arriva direttamente dal mondo della politica: Kim Joung-un è stato accusato di aver commissionato i suoi hacker ad attaccare il portafoglio virtuale della Corea del Sud per rubare 7 milioni di dollari in moneta virtuale. Secondo fonti molto attendibili, dietro questa operazione ci sarebbero oltre seimila hacker istruiti da Pyongyang per portare avanti una “guerra silenziosa” e violare server civili e militari.

Anche la piattaforma NiceHash si è visto violato il proprio sistema: sono stati rubati quasi 5000 bitcoin, per un valore totale di circa 70 milioni di dollari. Sull’attacco non si sa molto: infatti la piattaforma non ha neppure dichiarato il valore o il numero di bitcoin effettivamente rubati, ma si è soltanto limitata a chiedere pazienza.

Episodio curioso è quello che è accaduto in Regno Unito: gli hacker si sono presi gioco del sistema sanitario nazionale del paese, mandando in tilt i computer degli ospedali e chiedendo un insolito riscatto per il ripristino del tutto. Di fatti, i cyber criminali hanno richiesto un somma di 300 dollari, ma…in bitcoin! Questo tipo di attacco ha raggiunto anche altri territori come quello spagnolo, russo, portoghese, italiano e tanti altri…

Se allora gli attacchi sono così frequenti e imponenti, dov’è la sicurezza che tanto reclama questa criptovaluta? Esiste davvero o è solo un espediente per attirare investitori? Il futuro è tutto da vedere…