sky mediasetIn giro per la rete è alquanto semplice ritrovarsi in strani siti, i quali  ad un prezzo molto inferiore, offrono degli abbonamenti illegali per i canali Sky, parliamo infatti dell’ IPTV (Internet Protocol Television) che non nasce come strumento adoperato dai pirati, esso è bensì totalmente legale, e viene utilizzato giornalmente dalla maggior parte degli italiani.

Parlando delle IPTV legate alla pirateria, è impossibile non ricordarsi del fenomeno delle VHS illegali che ebbe una diffusione molto spedita durante gli anni ’80 e ’90, o i tempi recenti di Tele+ e Stream Tv, le quali protezioni dei servizi satellitari, venivano facilmente aggirate da un semplice quanto economico programmatore di PIC. Oggi le protezioni satellitari insieme a quelle del digitale terrestre sono nettamente migliorate ed avanzate, ma ciò ha fatto cader l’attenzione dei pirati sull’IPTV usato come protocollo di trasmissione. Grazie a questa nuova strategia, l’abbonato illegale  ha la possibilità di visione non solo della programmazione Sky, ma bensì dell’intero palinsesto italiano e mondiale a pagamento.

Quello che ci chiediamo noi oggi è… ne vale davvero la pena?

Si perché, chi utilizza una pay-tv taroccata va incontro ad una reclusione che nel peggiore delle ipotesi può arrivare fino a 3 anni di carcere ed inoltre ad una multa che varia dai 2.582 € ai 25.822 € .

Carcere e multa, quindi.  Ed è questo infatti, ciò che abbiamo letto in un articolo su La Sicilia  : carcere e multa per colui che si serve del sistema “ card-sharing” (la condivisione fra più enti di un regolare abbonamento attraverso un sistema pirata), acquistando i codici per la visione di programmi criptati.

Leggi anche:  Mediaset Premium: ora cambia tutto con il nuovo abbonamento, Serie A gratis e DAZN

Il punto di vista della Cassazione in questo caso è molto ferreo : non cambia, da un punto di vista legale, acquistare in rete codici per la visione di Sky o farseli comodamente “prestare” da un terzo. Vi è ugualmente la responsabilità penale, dovuta appunto all’uso del card sharing (reato debellato nel 2000 ma poi rintrodotto nel 2003 con conseguenza penale a causa della sempre più forte diffusione).

Ed è proprio a causa di quest’arguto sistema che la Corte di Cassazione di Palermo il 10 ottobre 2017 ha confermato il giudizio d’appello che prevedeva la condanna a    4 mesi di reclusione e a 2000 € di multa per il 52enne palermitano Filippo I. reo di aver usato codici acquisiti da una terza parte con lo scopo di accedere in modo fraudolento alla piattaforma Sky.

Secondo Giovanni D’Agata , presidente dello “Sportello dei diritti” si tratta di una sentenza giusta che va a creare un precedente, il quale a sua volta provocherà non pochi allarmi e preoccupazioni tra coloro che , con diversi sistemi, continuano a usufruire illegalmente dei servizi Tv a pagamento. Sentenza definita esemplare in quanto tale condotta viene ancora oggi percepita dai molti come comportamento totalmente inoffensivo e non degno di essere punito penalmente.