Hacker
Secondo FDA oltre 750.000 pacemaker sarebbero a rischio hacking con conseguenze a dir poco spaventose, ma davvero esiste qualcuno che crackerebbe un pacemaker?

Sicuramente gli hacker ‘cattivi’, li chiamiamo così anche se ci sarebbe da fare una necessaria distinzione soprattutto semantica in merito alla terminologia utilizzata comunemente, sono una delle piaghe della società tecnologica, specie nell’ultimo decennio. A cadenza giornaliera siamo sopraffatti da continue notizie di trafugamenti di dati personali, di siti oscurati, account rubati per fini propagandistici e truffe continue sui social più comuni come Facebook, Twitter e persino WhatsApp. Ma fin dove ci si può spingere con intenti malevoli avendo grande dimestichezza con codici di programmazione e strutture dati? La nostra società è ormai completamente immersa nell’avanguardia tecnologica, basti pensare a tutti i dispositivi elettronici di cui facciamo uso quotidianamente e di tutto quello che sarà il futuro, ad esempio, con l’Internet of Things.

Un hacker con intenti malevoli potrebbe bucare la rete della nostra casa, disattivarne l’allarme o accedere le luci a piacimento, tanto per dirne una, ma, quando la tecnologia comincia ad essere fondamentale anche per la salute delle persone, qui possono subentrare rischi ancora maggiori. L’allarme lanciato ieri dall’FDA (Food and Drug Administration, l’Agenzia per gli Alimenti e Medicinali americana, è di quelli che fanno accapponare la pelle. Secondo l’agenzia, difatti, oltre 745.000 pacemaker in tutto il mondo (sì, avete letto bene), sarebbero a rischio attacco hacker.

Si tratterebbe dei pacemaker prodotti da San Jude Medical, avanguardistica azienda acquisita recentemente dalla multinazionale Abbott. I dispositivi prodotti da quest’azienda sono in grado di connettersi via Wi-Fi e di comunicare con l’esterno al fine di essere regolati costantemente da medici con l’ausilio di tecnici informatici, ça va sans dire che questo spalanca le porte a svariati intenti malevoli da chi, non possedendo una coscienza ma avendone le capacità, volesse entrare nel software del pacemaker per renderlo non funzionante. Nella pratica questo non è ancora avvenuto ma il rischio è tale che, l’azienda, ha rilasciato un aggiornamento del firmware del dispositivo, installabile da un tecnico in soli 3 minuti, che va a correggere le vulnerabilità del software. Gli utilizzatori dei pacemaker incriminati sono stati invitati dall’azienda a richiedere l’aggiornamento al più presto tramite una visita di controllo, dato che in gioco, questa volta, anziché dei dati personali, può esserci la vita di un paziente.