Terra
Due comete sono transitate con l’arrivo della primavera

Due comete hanno dato bella mostra di sé sulla Terra. E attraverseranno i nostri cieli a pochi giorni dall’inizio della stagione primaverile. Si chiama, la prima a farci visita, P/2016 BA14, ed era già stata avvistata la prima volta lo scorso 22 gennaio grazie al telescopio robotizzato situato presso l’Osservatorio di Maui, alle Hawaii.

Proprio questo osservatorio ha il compito di rilevare tutti gli oggetti in avvicinamento al nostro pianeta. Secondo quanto ha riferito la Nasa, la roccia spaziale è transitata già nella giornata di ieri ad una distanza di 5,3 milioni di chilometri dal pianeta. Chi ha avuto modo di avvistarla, ha potuto ammirarla usando un telescopio. Sebbene fosse disponibile anche seguirla in livestream grazie all’italiano Virtual Telescope Project.

La cometa da record saluta la Terra

Una distanza di sicurezza, dunque, che non costituisce alcuna minaccia per il nostro pianeta ma, anzi, rende il fenomeno il terzo flyby più vicino realizzato da una cometa nella storia. Paul Chodas, direttore del Near Earth Object Center della Nasa ha spiegato: “La cometa P/2016 BA14 non è una minaccia. E, con P/2016 BA14, ecco presentarsi anche 252P/Linear.

Questa cometa è stata scoperta nel 2000 e, fino ad oggi, è stata monitorata costantemente. Si tratta di una altro corpo celeste che, insieme alla sua “compagna spaziale” si è avvicinata alla nostra orbita intorno alle 16.30 della giornata di ieri. Solo 3,5 milioni di chilometri ci hanno divisi dalla sua coda infuocata, ovvero pari a oltre 9 volte la distanza tra la Terra la Luna. Anche nel suo caso, gli astronomi sono stati molto rassicuranti. Nessun pericolo per noi. Ma, anzi, uno spettacolo imperdibile. Ed un’ottima opportunità per l’avanzamento scientifico nello studio delle comete.

Il fenomeno del transito di ben due comete contemporaneamente potrebbe essere correlati, perché le loro orbite sono notevolmente simili”, ha spiegato ancora Chodas. “Sappiamo che le comete sono cose relativamente fragili. Forse, durante un passaggio precedente attraverso il sistema solare interno, o durante un lontano fly-by di Giove, un pezzo che noi oggi conosciamo come BA14 potrebbe aver innescato il generarsi di 252P.

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