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Whatsapp utilizzato per illeciti e di conseguenza richiesto il blocco totale agli operatori di telefonia mobile da parte di un giudice brasiliano, il servizio è ancora in funzione perché gli operatori sono ricorsi in appello.

Whatsapp non è raro che si trovi al centro di brutte storie legate a maltrattamenti, di bullismo, di spaccio di droga e, come ora in Brasile, di pedofilia. Anche se i motivi non sono stati resi noti in modo ufficiale dai diretti interessati sono trapelate notizie inquietanti sulla vicenda che ha portato il giudice brasiliano dello stato di Piaui’, Luiz Moura Correia, a richiedere il blocco totale dell’app di messaggistica in tutto il Brasile, ordinanza che non è, però, ancora stata eseguita per il ricorso in appello degli operatori di telefonia.

Gli operatori sono intervenuti in quanto è a loro diretta l’ordinanza del giudice nonostante non li riguardi direttamente. A quanto pare il motivo è dovuto a delle immagini che ritraggono delle «bambine e minorenni esibite sessualmente» al centro di un indagine portata avanti dal 2013 e che Whatsapp non ha voluto rimuovere.

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Da Facebook, attuale proprietaria dopo l’acquisto nel 2012, non arrivano commenti sulla vicenda ritenendosi estranea perché Whatsapp opera in modo indipendente dal social network. Intanto SindiTelebrasil, il sindacato degli operatori di telefonia mobile brasiliana, ritiene «sproporzionata» la decisione del giudice. Secondo il sindacato non si può bloccare un servizio che funziona in tutto il Paese per ottenere informazioni su poche persone. Di certo gli operatori di telefonia non hanno tutti i torti, ma è anche vero che il giudice Correia sarà stato costretto dalle circostanze ad emettere una tale sentenza su una vicenda a dir poco squallida.

Quando si tratta di spiarci NSA, Google e tutto il resto dell’allegra compagnia non hanno problemi, poi quando si tratta di combattere la pedofilia bisogna emettere delle ordinanze per farsi ascoltare, davvero strano questo nostro pazzo mondo.