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Guardare Mediaset Premium e Sky Gratis con IPTV è davvero molto pericoloso, infatti, 5 persone sono sotto custodia cautelare ad opera della Guardia di Finanza di Roma e della Procura della Repubblica locale per aver violato il copyright.

Oltre 150 componenti della Guardia di Finanza stanno mettendo in atto in undici Regioni un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Roma riguardo a 5 persone, oltre a 50 perquisizioni. L’operazione è in atto anche in Spagna, Germania e Svizzera con la collaborazione delle polizie locali, rispettivamente la Policia Nacional, la Kriminal Polizei e la Polizei Basel-Landschaft, a loro volta coordinate dalle relative autorità giudiziarie, che a loro volta sono state attivate da ordini di indagine internazionali ed europei.

 

L’indagine ricostruisce il sistema

Tramite indagini specifiche e l’attenta ricomposizione del ciclo dei pagamenti, effettuati soprattutto attraverso carte prepagate e siti internet di pagamenti, gli investigatori della Polizia di Roma hanno portato alla luce l’operato illecito che comprendeva la decriptazione e erogazione di materiale televisivo a pagamento mediante la rete web. I centri di ritrasmissione erano dislocati nelle varie città e situati in negozi, aziende, case di privati, garage e fabbricati industriali, dove erano presenti delle apparecchiature che permettevano di decriptare i segnali delle società emittenti Sky TV e Mediaset Premium, grazie all’impiego di schede comprate lecitamente da terzi, per poi ritrasmettere il segnale attraverso server localizzati all’estero noleggiati per l’uso.

 

Il modo di operare dei criminali

 Dopo aver costituito la rete di canali, gli hacker consentivano ai clienti privati di accedere alla rete clandestina mediante codici di accesso, su TV, PC, smartphone e altri dispositivi, dietro pagamento di prezzi molto vantaggiosi rispetto a quelli offerti dagli abbonamenti legittimi. Il giro di affari relativo agli scorsi anni è stato stimato per un valore di oltre un milione di euro. Gli indagati sono sospettati di hacking di materiale televisivo a danno delle imprese e riciclaggio di denaro. Alcuni di essi sono anche indagati per associazione ad attività criminali. Come detto in precedenza, cinque italiani “cervelli” del sistema sono al momento attuale in stato di reclusione o agli arresti domiciliari per custodia cautelare.

 

Un’attività estremamente ben organizzata

 L’organizzazione criminale era organizzata secondo uno schema piramidale; In principio operavano le sorgenti, che decriptavano clandestinamente il segnale e lo vendevano agli intermediari, che poi rivendevano il servizio ai consumatori finali. Inoltre erano presenti i riciclatori, che utilizzavano le carte di credito a loro intestate per raccogliere i profitti derivanti dall’attività criminale. Il sistema era evoluto a tal punto che somigliava in tutto e per tutto ai servizi forniti dalle vere società produttrici, da una vera e propria assistenza post-vendita, alla valutazione dell’attuabilità dell’installazione e al controllo qualità del servizio erogato.

 

I rischi per il consumatore che faceva uso di questi programmi decriptati

Anche coloro che facevano uso di questi servizi non sono esenti dai rischi. La visualizzazione di materiale televisivo mediante sistemi IPTV è passibile di sanzioni pecuniarie e di reclusione. In effetti il consumatore facente uso di questi strumenti illeciti può essere perseguito per reato di contraffazione e incorrere, ai sensi dell’articolo 473 del codice penale, in una multa andante dai 2 500 euro ai 25 000 euro, oltre alla reclusione che può protrarsi dai sei mesi ai tre anni.