Huawei Mate 10 Pro
Huawei Mate 10 Pro

Uno dei motivi per cui i prodotti e i servizi di Huawei trovano difficoltà a penetrare nel mercato statunitense, insieme a quelli di altre compagnie come ZTE, è la diffidenza del governo verso le aziende cinesi. In questi giorni la situazione potrebbe essere addirittura peggiorata. I capi delle sei maggiori agenzie di intelligence degli Stati Uniti hanno avvertito i cittadini che non dovrebbero usare gli smartphone provenienti dalla Cina.

Non è la prima volta

Secondo la CNBC, i capi dei servizi segreti hanno fatto la raccomandazione durante l’udienza del Comitato di Intelligence del Senato di martedì. I nomi più altisonanti e più conosciuti a livello mondiale di tali agenzie risultano essere, ovviamente, CIA, FBI e NSA. Il direttore dell’FBI ha espresso preoccupazione nel consentire l’uso di smartphone prodotti da compagnie straniere fortemente legate ai governi che non condividono i loro valori. Il rischio di furto di dati, o peggio, è troppo grande.

Questi avvertimenti però non sono una novità considerando che gli Stati Uniti sono sempre stati diffidenti nei confronti di Huawei. Il motivo principale deriva dal fatto che la compagnia è fondata da un ex ingegnere dell’Esercito popolare di liberazione cinese. Hanno sempre avuto il sospetto che si tratti di un efficiente braccio del governo pertanto hanno deciso per vietarli l’accesso alle aste per i contratti governativi statunitensi nel 2014. I legislatori sono addirittura impegnati nel creare una proposta di leggere per vietare l’uso di prodotti e servizi di Huawei e ZTE ai dipendenti governativi.

Ovviamente la società non è rimasta zitta. Ecco le parole del portavoce lasciate alla CNBC: “Huawei è a conoscenza di una serie di attività governative degli Stati Uniti che sembrano essere finalizzate ad inibire le attività di Huawei nel mercato statunitense. Huawei gode della fiducia di governi e clienti in 170 paesi in tutto il mondo e non pone rischi di cybersecurity più elevati di qualsiasi altro fornitore ICT, condividendo globalmente le catene di approvvigionamento così come le capacità di produzione.”