40 mila utenti hackerati, OnePlus lo ha confermato la scorsa settimana, ma questa non l’unica criticità in materia di dati sensibili a riguardare il brand tecnologico. In questi giorni OnePlus è finita nell’occhio del ciclone per l’invio di dati in Cina tramite la Clipboard di OxygenOS. In ballo ci sarebbero dati sensibili degli utenti e non parliamo solo di quelli prettamente anagrafici.

Una criticità che riguarda anche le coordinate bancarie ad esempio, tutta colpa di alcuni spyware presenti in Clipboard appunto, raccolta di informazioni irregolare con i dati che vengono inviati in Cina per poi essere girati alle autorità di Pechino. Una situazione gravissima, che basterebbe da sola a demolire l’immagine di un’azienda che è riuscita a far parlare di sé grazie a terminali con specifiche tecniche di primissimo livello.

OnePlus sotto accusa per gestione dati

Il marchio di Shenzhen ovviamente non può lasciare correre dinanzi ad accuse tanto pesanti e cerca di spiegare l’accaduto. A detta dell’azienda sarebbe tutto un “misunderstanding” figlio della presenza di badwords.txt, file ravvisato all’interno di OxygenOS. Un nome controverso, la stessa OnePlus lo ammesse, precisando tuttavia come il programma in questione sia praticamente dormiente nella versione internazionale dell’interfaccia. Discorso diverso per la versione disponibile sul mercato cinese, HidrogenOS.

Accuse respinte in un certo senso, tuttavia la linea difensiva non sembra troppo convincente, considerando che parliamo di un programma che in Cina impedisce il caricamento di alcuni tipi di dati. A detta dell’azienda, badwords.txt sarebbe cruciale per il funzionamento di WeChat, ostacolando l’accesso a servizi concorrenti. I dati locali, si legge nel comunicato OnePlus, “non vengono inviati a nessun server”.

Il caso comunque sembra ben lontano dall’essere chiuso e dalle righe pubblicate dall’azienda trapela quasi un certo imbarazzo. Staremo a vedere come si evolverà la faccenda nei prossimi anni, gli utenti però continuano a vigilare.