Come con le intelligenze artificiali anche nella robotica si sta lavorando duro per raggiungere lo step successivo. Là fuori ci sono una moltitudine di robot umanoidi, ma di solito questa somiglianza si ferma al guscio esterno. Alla Science Robotics invece hanno voluto creare qualcosa che invece si avvicini il più possibile a noi, con tutti i limiti che ne comporta.

Kengoro

Secondi i ricercatori padri del progetto fino ad ora i Robot erano stati costruiti basandosi sulle teorie dell’ingegneria convenzionale, della meccanica, dell’elettronica e dell’informatica. Loro, al contrario, si sono basati sui sistemi umani. Struttura muscolo-scheletrica, apparato nervoso sensoriale e anche i metodi di elaborazione delle informazioni del cervello. Per loro è stato importante imitare la biologia umana laddove fosse stato possibile anche se non era conveniente.

Un robot con braccia forti, con una colonna vertebrale rigida e senza collo risulterebbe più facilitato a sollevare oggetti pesanti, ma non sarebbe simile all’uomo. Debolezza e punti di forza sono la chiave di lettura del progetto di Kengoro.

Così, dopo averlo assemblato con muscoli, articolazioni e strutture simili a ossi, l’hanno messo alla prova con prove umane, dai piegamenti sulle braccia agli squat. Talmente umano che durante questi esercizi sudava pure.

In realtà la secrezione di liquidi ha una spiegazione tutta sua. I motori del robot vengono attraversati continuamente da acqua con lo scopo di raffreddarli e per rendere questo processo più veloce ed efficace sono stato creati dei pori sulla superficie.

Probabilmente la faccia risulta un filo inquietante, ma evidentemente a qualcuno piaceva così. Pensato ad un futuro in cui i robot saranno al nostro fianco il concept si basa sul fatto che deve mimetizzarsi con noi, sia nei movimenti che nell’aspetto. Un’impresa che ha dell’incredibile e che farà parlare ancora di sé in futuro.