transazioni finanziarieNell’epoca in cui viviamo, le transazioni finanziarie camminano di pari passo, per quanto concerne velocità e peculiarità, alle tecnologie che ci circondano. Siamo stati abituati per molto tempo ad utilizzare un codice PIN numerico per potere acconsentire ai nostri pagamenti.

Oggi, però, ci sono diverse novità che riguardano la cosiddetta “autenticazione biometrica” che, fino a poco tempo fa, avremmo visto solo nei film di fantascienza: ad esempio, la possibilità di utilizzare il riconoscimento delle impronte digitali (perché, per la loro unicità, sappiamo che non esiste metodo più univoco e sicuro, a meno che non ci taglino un dito!), oppure ancora il riconoscimento facciale.

Questi, di certo, sono metodi molto avanzati che non sono attualmente disponibili per tutti gli utenti a larga scala, anche se reputiamo che non passerà molto tempo prima che prendano piede in maniera diffusa.

L’ultima notizia, che arriva direttamente dalla Università di Buffalo, sarebbe la possibilità di potere utilizzare come sistema di autenticazione la propria fotocamera grazie al cosiddetto PRNU. Esso è un acronimo che sta per “Photo-Response Non-Uniformity” e consiste in un difetto delle immagini digitali catturate dalle nostre fotocamere, normalmente invisibile ad occhio nudo, che è dovuto a delle piccole imperfezioni di fabbrica nei sensori che conferiscono la luminosità ai pixel. La presenza di queste imperfezioni provoca un “pattern noise”, ossia una distorsione nelle immagini catturate, unica per ogni fotocamera.

La sicurezza è nella fotocamera dello smartphone

Con l’introduzione dell’utilizzo del PRNU, ecco che cosa potrebbe succede. Innanzitutto, prima di tutto, il cliente dovrà inviare alla banca o al rivenditore di fiducia una sola immagine, scattata con il proprio smartphone, che servirà come immagine “chiave” con la quale le successive dovranno essere confrontate.

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Quando il suddetto cliente dovrà effettuare un pagamento, allora dovrà fotografare un codice QR che viene mostrato direttamente dalla cassa o dall’ATM in cui si trova. Il QR verrà inviato come immagine digitale allo stesso destinatario che custodisce l’immagine di riferimento, e nel caso in cui il “pattern noise” della foto inviata e di quella di confronto coincidano, allora la transazione può essere approvata.

Questa nuova tecnologia è stata già testa con i Galaxy Note 5 e gli iPhone 6s, e pare che sia accurata al 99,5%. Sommariamente, un buon risultato. Però, ancora, dovranno essere effettuati altri test sugli smartphone che possiedono una doppia fotocamera posteriore, per verificare che il sistema funzioni anche per questi.

L’utilizzo del PRNU dello smartphone, però, non è totalmente esente da limitazioni. Nel caso in cui non venga associato ad una autenticazione biometrica, come quella delle impronte digitali, basterà il furto dello smartphone per potere eseguire pagamenti con il conto del proprietario. Inoltre, bisognerà ovviamente modificare la propria immagine di confronto ogni qual volta verrà cambiato smartphone da parte dell’utente.

In poche parole, una tecnologia di certo all’avanguardia, che, come tante altre già presenti, consentirà di effettuare pagamenti velocemente e in sicurezza, ma che deve ancora essere perfezionata.