Con Fastweb, usufruendo di Open Fiber, sarà possibile fornire servizi ultra-broadband nelle zone a fallimento di mercato.

Stando alle dichiarazioni di Alberto Calcagno su Il Sole 24 Ore, paragonando questi servizi a 100 Mbps con servizi Fastweb differenti non c’è paragone. Ad esempio, è il caso del progetto privato Open Fiber con cui si prevede una copertura in quasi 280 città in FTTH, dunque ad 1 Gbps, entro i prossimi 5-6 anni.

Secondo Calcagno la tecnologia fiber-to-the-cabinet è l’ideale attualmente, poiché proporzionata alla domanda. In futuro, quando ci saranno ulteriori esigenze, basterà apportare lievi modifiche.

Si parla di due zone differenti: nere e bianche. Con zone nere si indicano le città principali, mentre con zone bianche si intendono le zone a fallimento di mercato.

Fastweb ha intenzione di proseguire con migliorie in entrambe le zone, ma di agguerrirsi per competere soprattutto nelle principali città con la propria rete e i rispettivi servizi. Tra l’altro, in queste zone l’azienda collabora con TIM per la joint venture Flash Fiber.

Le sinergie operative sono essenziali, soprattutto adesso con l’avvento del 5G che è il punto di incontro tra reti mobile e fissa c’è molta necessità di fibra. Dunque, l’idea è investire sia sulle infrastrutture necessarie sia sui servizi proposti.

L’accorpamento in campo tra TIM e Fastweb sembra soddisfare quest’ultima, mentre con la Telecom non sembrano esserci progetti in cantiere. In tal caso sarebbero necessari svariati anni per un pieno sviluppo progettuale.

Riguardo la fatturazione ogni 28 giorni, è stato confermato il ritorno al passato già dal prossimo anno. Nel 2018 Fastweb tornerà a proporre i 28 giorni soprattutto per il fisso, le offerte ibride e a volte per mobile. Calcagno afferma che questo è necessario altrimenti “ci sarà una discriminazione sul mercato per operatori come noi”.

Calcagno si sofferma inoltre sui cosiddetti costi “occultati”, ossia servizi come la segreteria, l’avviso di chiamata, e così via. Tali servizi hanno un valore di circa 2 miliardi di euro ogni anno, il 15% del ricavo totale. Sarebbe dunque opportuno intervenire anche su questo, o per lo meno specificare l’esistenza di questi servizi con rispettivi costi. “Esattamente come facciamo noi”, afferma Calcagno facendo da portavoce per Fastweb.