QwantSi è svolta a Milano pochi giorni fa la presentazione della nuova sede del motore di ricerca, utilizzato nei suoi primi anni di vita solamente in Francia e in Germania, ma che dal mese di ottobre sarà accessibile anche al pubblico italiano. Qwant nasce da un’idea che ben incontra le esigenze di una utenza sempre più (giustamente) preoccupata per la propria privacy e tesa quindi a cercare di mantenere quanto più possibile riservati i propri dati personali.

Una proposta che offre una alternativa e si contrappone al titano Google, il quale si fregia della capacità di fornire risultati aderenti ai gusti degli utenti e addirittura predittivi rispetto agli stessi. Caratteristiche principali del rivoluzionario motore di ricerca sono infatti quelle di non tenere traccia della cronologia, di non trasmettere per fini pubblicitari le informazioni riguardanti le ricerche compiute dagli utilizzatori e di non installare cookies, i quali permettono la ricostruzione delle preferenze degli utenti: la navigazione si svolge in totale anonimato. L’idea di base è quindi da un lato quella di garantire al pubblico la tutela dei propri dati personali, e dall’altro quella di fornire risultati imparziali, ovvero non influenzati dalle ricerche eseguite in precedenza dagli utenti.

Il funzionamento del motore di ricerca è inoltre interamente basato su server europei e si svolge in conformità con le leggi europee riguardanti la tutela della privacy e dei diritti dei consumatori: di conseguenza, non esiste il rischio che le informazioni veicolate da Qwant possano giungere oltreoceano, ovvero in particolare agli Stati Uniti.

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Qwant, un nuovo motore di ricerca che protegge la privacy

Il pubblico ha reagito favorevolmente alla novità: nel 2016 il motore di ricerca ha risposto a 2.6 miliardi di richieste, un risultato incoraggiante, che ha permesso agli sviluppatori di aumentare il numero dei servizi offerti da Qwant. Tra le varie possibilità possiamo citare Qwant Junior, un motore di ricerca rivolto ai più piccoli in quanto costruito allo scopo di filtrare tutti i risultati non adatti ai bambini, oppure Qwant Music, pensato per ottimizzare le ricerche di servizi dedicati all’ascolto di musica online (radio e raccolte musicali), o ancora Qwant EDU (attualmente disponibile solo in Francia), destinato per lo più alla ricerca di contenuti didattici per studenti e insegnati.

La sfida accolta dagli sviluppatori è dunque quella di offrire un modello che dal punto di vista tecnologico sia supportato esclusivamente da mezzi europei e che da quello etico si differenzi da quello dello statunitense Google, pur eguagliandolo in efficienza. Un progetto interessante, che merita sicuramente un augurio di buona fortuna sia per quanto riguarda il favore del pubblico sia per il successo della sua continua crescita e sviluppo.