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Il cambiamento contrattuale – con fatturazione passata da 30 a 28 giorni – che quasi tutte le compagnie telefoniche hanno effettuato nel corso di questo 2017 ha creato non poche polemiche tra i consumatori e tra le associazioni che, in linea di massima, dovrebbero tutelarne i diritti. Tra queste associazioni, in prima fila c’è l’AGCM, ente che sta conducendo una lotta per far sì che non vi si presentino abusi ai danni degli abbonati.

La maxi multa a Wind

E’ delle ultime ore la notizia che proprio l’AGCM avrebbe inflitto a Wind una maxi multa di 500mila euro per aver introdotto in maniera scorretta il cambiamento unilaterale del contratto. Al provider vengono contestati due provvedimenti che hanno reso inermi i clienti dinanzi alle modifiche giuridiche del proprio piano tariffario.

Wind, infatti, ha costretto tutti gli intenzionati a disdire il contratto a pagare in un’unica rata i prodotti acquistati (smartphone, chiavette, strumenti hi-tech). Inoltre, in seconda battuta il provider avrebbe chiesto, in sede di chiusura del rapporto, somme monetarie per quanto concerne la dotazione di modem (40 euro) e di Google Chromecast (35 euro).

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Queste condizioni, secondo l’AGCM, avrebbero turbato l’oggettività di scelta da parte del cliente, inducendo questo ad accettare in maniera coatta le nuove politiche aziendali. Da Wind per ora non arrivano dichiarazioni per questa multa. Ricordiamo che solo poche settimane fa l’azienda era stata sanzionata dall’AGCOM per una cifra simile a seguito di un disguido sul servizio 4G.

La querelle comunque non finisce qui: altri provider sono nel mirino e nelle prossime settimane la storia del rapporto AGCOM – compagnie telefoniche potrebbe arricchirsi di nuovi interessanti episodi.