In questo periodo uno dei temi più caldi è quello del terrorismo. Secondo alcune fonti, le piattaforme che si dotano di sistemi di crittografia delle informazioni, possono favorire i terroristi a compiere degli attentati, visto che la polizia non può avere accesso libero alle informazioni che si scambiano tra di loro.

WhatsApp, ad esempio, avendo la crittografia end-to-end, non si può accedere alle informazioni che gli utenti si scambiano nelle loro chat. Di conseguenza, i terroristi continueranno ad utilizzarla finché ci saranno questi vincoli.

Da qualche giorno, gira voce di una possibile rimozione della crittografia di WhatsApp, dopo che cinque persone sono state uccise in un attacco, il 22 marzo scorso, nei pressi del Parlamento inglese. In quel caso, il terrorista avrebbe usato proprio WhatsApp, prima di compiere l’attacco, ma ciò che scrive è inaccessibile per via della crittografia implementata dall’applicazione.

Lotta contro il terrorismo online

Dopo questa serie di attacchi terroristici, i vari social media e non solo, stanno ricevendo numerose critiche, in quanto, non si impegnano più di tanto contro il terrorismo online.

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Facebook da tempo sta lottando contro il terrorismo, infatti, ha assunto oltre 7.000 persone che hanno il compito di sopprimere i terroristi o azioni ritenute ad essi collegati. Inoltre, il social network ha 4.500 persone al lavoro per fermare qualsiasi tentativo, da parte degli estremisti di truffare il sito e la società, e prevede di assumerne altre 3.000 entro quest’anno.

In molti, stanno chiedendo a Facebook di rimuovere il sistema di protezione di WhatsApp, in modo tale, da permettere alla polizia di accedere ai messaggi. Se questa azione fosse confermata, aiuterebbe ulteriormente i terroristi. In pochi minuti smetterebbero di usare l’applicazione, non avendo la protezione del sistema di crittografia, di conseguenza la polizia perderebbe anche le poche informazioni che riescono ad ottenere ora, ovvero, l’esistenza di quel messaggio.

L’obiettivo di Facebook, è di riuscire ad utilizzare l’intelligenza artificiale per ottenere più informazioni possibili, prima che il terrorista compia l’attacco. Non a caso, Zuckerberg sta collaborando con altri colossi tecnologici per porre fine al terrorismo online.