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La notizia è di quelle destinate a far discutere a lungo. Sky, il servizio di pay tv numero uno in Italia, ricalcola i piani aziendali e si adegua a quella che è oramai una tendenza cavalcata da tutti i gestori di telefonia mobile: gli utenti dovranno pagare l’abbonamento ogni quattro settimane e non più ogni trenta giorni.

Come per i providers, ad essere colpiti da questo cambiamento saranno gli abbonati, costretti senza nemmeno essere stati interpellati, a pagare una mensilità in più all’interno dell’anno solare.

Sky non nasconde questo aumento di prezzo e attraverso il suo sito ufficiale spiega che ogni suo cliente pagherà l’8,6% in più ogni anno. L’azienda britannica giustifica la rimodulazione, sottolineando la mancanza di aumenti tariffari dal lontano 2012 (eccezion fatta per il costo dell’HD) e i sempre più frequenti investimenti fatti sia in termini di diritti sportivi (Champions League dal 2018, Europa League, Formula 1 e Moto GP) sia in termini di tecnologie (a breve arriverà il servizio Sky Q che introdurrà il 4K HDR).

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Il nuovo piano entrerà in vigore a partire dal prossimo 1 Ottobre. L’azienda, inoltre, fa sapere che chiunque sia intenzionato a rifiutare tale adeguamento può annullare senza penali il suo abbonamento facendo opportunamente richiesta di disdetta entro il 30 Settembre.

Per tutti gli abbonati si tratta di una notizia ai limiti del tragico, visto che un contratto Sky già di per sé non è economico ed in media costa circa il 50% in più rispetto ad un semplice piano ricaricabile telefonico. Su social la polemica è scoppiata feroce ed ora c’è chi invoca con urgenza l’intervento dell’AGCOM.