Donald Trump
Il presidente Donald Trump è riuscito dove altri hanno fallito, è riuscito a unire le più grandi compagnie americane del settore tecnologico che hanno unito le forze per contrastare il ‘Muslim ban”.

 

Tra le tante capacità di Donald Trump oggi ne scopriamo un’altra tutta nuova e quasi ai limiti del sovrannaturale. Il neo eletto presidente degli Stati Uniti è stato infatti capace di un’impresa ai limiti della fantascienza, è riuscito difatti a mettere d’accordo i colossi della tecnologia che storicamente sono costantemente in guerra tra di loro, grazie al suo, ormai famosissimo “Muslim ban“.

Come saprete certamente, il Tycoon, pronti via, dopo pochissimi giorni dal suo insediamento nello studio ovale è entrato subito nel vivo dei suoi piani xenofobi promulgando il famoso decreto che viete l’ingresso negli Stati Uniti d’America di rifugiati provenienti da sette Paesi mediorientali a meno che non siano in possesso di Green Card. Non è in questa sede che ci addentreremo all’interno del discorso sulla politica di Donald Trump, ci basti sapere che questo provvedimento, amichevolmente chiamato “Muslim ban” è spaccato a metà l’opinione pubblica americana e mondiale.

A rimpolpare le fila dello schieramento in opposizione a The Donald si sono uniti i colossi dell’hi tech americano che, dopo aver annunciato le loro posizioni la scorsa settimana, hanno deciso di passare ai fatti. Aziende del calibro di Apple, Goolgle, Microsoft, Netflix, Twitter, Intel, eBay e Facebook hanno sotterrato l’ascia di guerra per unirsi in una campagna, che sta prendendo risvolti legali sempre più seri, contro il presidente. Queste aziende difatti, ieri, hanno avviato una pratica legale nella Corte d’Appello americana per il non Circuito che prende posizione contro l’immigration ban.

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Sempre ieri la Corte d’Appello ha rifiutato di annullare la sentenza di un giudice federale che ha bloccato l’ordine esecutivo del presidente ed è stato chiesto alle aziende in opposizione all’ordine di portare argomentazioni scritte entro le 4 di Lunedì.

Le aziende, oltre che per una questione squisitamente politica che vede l’ordine del presidente porsi in contrasto con le politiche aziendali, hanno fatto sapere che la loro opposizione è dettata anche e soprattutto dal fatto che il ban infliggerebbe “danni significativi al business americano” in quanto:

“L’Ordine rappresenta un distaccamento significativo dai principi di equità che hanno governato il sistema immigrazione degli Stati Uniti per più di cinquant’anni”

Ad unirsi alla causa inoltre, si sono aggiunte altre aziende non relative al settore tecnologico come la manifatturiera Levi Strauss.