tragedia di Fukushima
L’enorme buco di oltre un metro di diametro all’interno reattore sarebbe provocato dalla fuoriuscita di Uranio

Nuovi record riportano alla mente la tragedia di Fukushima: parte del combustibile all’uranio presente nel reattore 2 ha scavato una breccia, facendo innalzare il livello delle radiazioni a livelli “inimmaginabili“. Uno degli operatori della TepCo, la Tokyo Electric Power, ha inviato un robot munito di telecamera all’interno del serbatoio di contenimento del reattore 2 della centrale, vittima di un incidente dovuto alla fusione del nocciolo nel 2011.

L’operatore ha registrato un valore atmosferico di 530 sieverts all’ora. Un valore impressionante mai registrato prima, dato che il precedente record era di 73 sieverts/ora. Per dare una prospettiva dei fatali livelli di radiazione presenti, basta pensare agli effetti che ha la radiazione sul corpo umano. Un’esposizione di un sievert provoca nausea e vomito; una dose di 5 sieverts ucciderebbe metà delle persone esposte nel giro di pochi mesi. L’esposizione a 10 sieverts ucciderebbe tutti nel giro di settimane.

Ci vorranno 40 anni per porre fine alla tragedia di Fukushima

La società TepCo e i suoi partner non sono stati capaci di trovare il combustile fuoriuscito, anche a causa delle difficoltà tecniche da affrontare. Fin’ora sono stati mandati 5 robots muniti di videocamere, e a causa degli eccessivi livelli di radiazione, nessuno è più tornato. Il video girato dall’ultimo robot inviato mostra uno squarcio di circa un metro di diametro: il combustibile all’uranio potrebbe aver scavato il suo passaggio.

Dati gli attuali sviluppi la società è in procinto di costruire un robot capace di sostenere 1000 sieverts di radiazioni. Quindi un robot con un’autonomia di circa due ore ad un’esposizione diretta e ravvicinata al combustibile nucleare. L’obbiettivo è quello di identificare la posizione dell’uranio per preparare l’impianto alla futura fase di smantellamento.

L’operazione durerà circa 40 anni e raggiungerà costi operativi stellari. Basti pensare che il costo programmato per la dismissione dell’impianto è raddoppiato rispetto alle stime del 2011: serviranno ben 170 miliardi di Euro per porre fine a questo incubo. La tragedia di Fukushima è un monito sull’utilizzo consapevole delle tecnologie, e sui rischi a cui gli esseri umani vengono esposti in nome del progresso.