musicassette

La musica sta esplorando sempre di più il mercato online. I dati ed i profitti ci dicono che sia le case discografiche sia gli artisti coinvolti nel business si sono arresi all’ottica dello streaming. La vendita dei CD d’altronde sta subendo un profondo stop e gran parte degli introiti vengono garantiti proprio da piattaforme online come Spotify, YouTube, Google Play Music e Apple Music.

C’è però una sottigliezza che è passata sotto traccia. Se i CD non vendono più, nell’ultimo anno si è assistito ad un’impennata verso l’alto di un altro supporto fisico. Stiamo parlando delle musicassette, uno strumento dato per morto, ma che invece nel 2016 è tornato a crescere dopo anni di esponenziali ribassi.

Nello scorso anno sono state infatti distribuite ben 129mila copie, un incremento del 74% rispetto al 2015. Numeri sostanziali ed importanti che vanno giustamente sottolineati perché provenienti da un mercato con indirizzo estremamente digitalizzato. Le musicassette, infatti, hanno rappresentato sì una nuova epoca per la musica, ma negli anni ’80, quando anche i CD erano una pura e semplice utopia.

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Questo ritorno al passato fa il paio con la ripresa dei vinili, supporti che – anche se tenuti in vita da una ristretta classe di appassionati – continuano a rappresentare una buona fetta di introiti per le case discografiche. Il messaggio proveniente e dai vinili e dalle musicassette è uno solo: il mondo anche se è spinto sempre di più verso l’online, ha sempre bisogno di qualcosa di vintage.