selfie
La storia del selfie in una mostra londinese

La parola “selfie” è stata introdotta nella versione online dell’Oxford Dictionary, uno dei più rispettabili strumenti per la consultazione della lingua inglese. Il termine è stato scelto come “parola dell’anno” dal dizionario e, introdotto come di uso comune nel novembre del 2013, da allora è diventato sempre più popolare e presente nella vita quotidiana di milioni di persone in tutto il mondo.

Nei diversi Paesi, la parola ha resistito a qualsivoglia distorsione linguistica propria dell’idioma ivi parlato. Vincente, dunque, sempre e solo la versione anglicizzata. Nell’accezione comune del termine, il selfie viene descritto come “una foto di sé stessi che viene scattata, in genere con uno smartphone o una webcam, e di solito postata su un social network“. La parola, poi, ha assunto un significato più ampio, a volte anche descrivendo una foto che coinvolge nella posa più persone.

Ed è proprio da questo significato più ampio che la Saatchi Gallery ha annunciato, in collaborazione con Huawei,From Selfie to Self-Expression“, una mostra sulla storia del selfie, che risale a molti secoli fa. Sì, avete letto bene, a molti secoli fa. Perchè non dimentichiamo che il selfie è un ritratto e tra le opere esposte, appunto, gli autoritratti di pittori famosi, fino ad arrivare alle famose foto del mondo digitale.

La mostra del Saatchi Gallery verrà inaugurata il 31 marzo e sarà la prima al mondo a esplorare la storia del selfie, dai vecchi maestri ai giorni nostri. E ne celebrerà il vero potenziale creativo, ovvero di una forma di espressione spesso ridicolizzata per la sua inutilità.

Lo smartphone, naturalmente, è uno dei grandi protagonisti di questa lunga storia, che porterà artisti come Christopher Baker, Juno Calypso, Tracey Emin, Van Gogh, Rembrandt e Velazquez – solo per citarne alcuni – alla stessa stregua di quanti amano mettersi in posa davanti ad un obiettivo.

La mostra proseguirà fino al 30 maggio. Dunque, se avete intenzione di andare a Londra in quel periodo, vale la pena una visita. E, tra le altre cose, è inoltre possibile inviare un selfie per cercare di partecipare alla mostra.