Qualcomm
L’Antitrust USA dichiara “guerra” al re dei semiconduttori

L’Antitrust degli Stati Uniti ha accusato Qualcomm di aver adottato delle pratiche commerciali sleali e di stampo monopolistico nei confronti di altre aziende concorrenti. Secondo l’Antitrust l’azienda diretta dal CEO Steven Mollenkopf avrebbe obbligato Apple e altri produttori di dispositivi mobili ad acquistare i propri chip. Questo comportamento avrebbe danneggiato sia i clienti del chipmaker californiano (come la già citata società di Cupertino) che gli altri produttori di chip.

Secondo la Federal Trade Commission, una delle istituzioni che compone l’Antitrust degli USA, il “re dei semiconduttori” avrebbe imposto la policy “no license, no chips”. Di conseguenza Apple e tutti gli altri produttori di dispositivi mobili avrebbero potuto utilizzare i modem (una componente hardware essenziale per i nostri telefoni e di cui Qualcomm è il principale produttore mondiale) soltanto dopo aver accettato i termini di licenza imposti da Qualcomm.

La società di San Diego avrebbe chiesto il pagamento di royalties altissime per utilizzare le licenze in questione. Questo, come potete ben immaginare, ha fatto lievitare notevolmente i costi di produzione degli smartphone e a pagarne le conseguenze sarebbero stati infine gli utenti finali.

Qualcomm: “Non abbiamo fatto nulla”

Per ingraziarsi Apple (e forse anche altri produttori di telefoni) il produttore di chip avrebbe proposto uno sconto considerevole sulle royalties purché la società di Cupertino si impegnasse ad utilizzare i chip Qualcomm sui propri dispositivi. La Mela Morsicata ha effettivamente utilizzato i chip del “re dei semiconduttori” per ben cinque anni consecutivi, dal 2011 al 2016. Per i succitati motivi l’Antitrust ha chiesto al Tribunale Distrettuale della California di arrestare il prima possibile la condotta anticoncorrenziale di Qualcomm, che nel frattempo ha negato le accuse mosse dalla Federal Trade Commission.