samsung-galaxy-note-7

Le esplosioni delle batterie dei Samsung Galaxy Note 7 sono uno degli episodi – se non l’episodio – che maggiormente ci ricorderemo del passato 2016. Tale è stata la cassa di risonanza per il flop di uno dei prodotti maggiormente attesi per quanto concerne i top di gamma. In molti hanno cercato di individuare le cause delle esplosioni accidentali e quasi l’unanimità degli esperti è stata concorde nell’indirizzare le critiche verso l’utilizzo delle batterie in ioni di litio, una componente potenzialmente killer per i nostri device.

A mesi di distanza dall’accaduto, alcuni ricercatori dell’università di Stanford hanno brevettato un sistema che avrebbe potuto evitare tutto il disastro dei Samsung Note 7. Il sistema, che è stato sperimentato già con buoni risultati, si basa sull’aggiunta di una piccola componente “antiinfiammatoria” alle attuali batterie in ioni di litio. Questa componente sarebbe un composto chimico – più propriamente chiamato triphenyl phosphate – che svolgerebbe l’azione di un vero e proprio estintore.

Il composto entrerebbe in azione quando la temperatura della batteria si innalza oltre i 150° celsius, soglia critica per le fatidiche esplosioni. Nel tempo record di 0,4 secondi, questa componente riuscirebbe a contenere l’innalzamento di temperatura, portando la batteria ad una temperatura maggiormente consona per il corretto utilizzo del device.

Questa tecnologia, già sperimentata da alcuni costruttori, era stata poi abbandonata a causa dei danni collaterali che colpivano proprio la batteria. Gli esperti di Stanford questa volta sono convinti della loro causa e assicurano che la presenza di materiale chimico in prossimità della batteria non porti a danni peggiori. Se davvero dovesse essere sperimentato in maniera massiccia questo studio, sarebbe davvero un grande passo in avanti per l’autonomia dei nostri device. Inutile dire che in casa Samsung, la frustrazione per non aver avuto prima uno strumento del genere sarebbe doppia.