whatsapp
I gruppi WhatsApp, se sono inutili, meglio abbandonarli

I gruppi WhatsApp, croce e delizia dei nostri giorni. Che può anche diventare dipendenza. E che, tuttavia, può essere una vera e propria tortura. Quasi ognuno di noi fa parte di diversi gruppi e quasi tutti lamentano la stessa cose: la gran quantità di messaggi che, a volte, toccano il limite della sopportazione. Perché alcuni utenti inviano molti messaggi o perché circolano scherzi pessimi e catene di Sant’Antonio.

Come fare per lasciare un gruppo di WhatsApp senza dare troppo nell’occhio e con un galateo 2.0 da far invidia? Perché, ammettiamolo pure, la paura è quella di ferire i sentimenti degli altri, anche se sappiamo che la maggior parte di questi pensa la stessa cosa di noi.

Bene, esiste un codice di comportamento per il “galateo mobile”. Sebbene uno psicologo, tale Amaya Grumo, abbia confermato esattamente l’opposto, ovvero che uno dei problemi principali è proprio quello che non vi è ancora alcun codice di condotta chiaro, esplicito o implicito, rispetto a WhatsApp al di là di criteri personali. Non siamo sicuri se qualcuno può disturbare se andiamo via da un gruppo e come questo processo dovrebbe essere assolto: salutare e sparire? Parlare solo con l’amministratore del gruppo?

In aggiunta a questo, è anche vero che non esiste un codice chiaro su come i gruppi dovrebbe funzionare. Ci sono persone che inviano dei contenuti a tutte le ore, per esempio, o mantengono vive le conversazioni con una persona in particolare senza pensare di aprire una chat privata. E ammettiamolo pure, a volte rimaniamo nei gruppi semplicemente per una sorta di compromesso, anche se costituiscono un fastidio. Ma, è bene ricordare che, se non rispettiamo noi stessi “e sopportiamo ciò che non ci piace, ci sarà sempre da scegliere tra gli altri e il nostro benessere, e in quest’ultima analisi, ci sarà sempre impatto negativo“.

In primo luogo, le notifiche in silenzioso

Una possibile soluzione, prima di lasciare un gruppo, sarebbe quella di mettere in silenzioso le notifiche. Il problema è che a volte questo non basta perché potrebbe essere necessario entrare nell’applicazione specificamente per vedere se qualcuno ha detto qualcosa di interessante.

Alcune linee guida per non aver più paura di ciò che dice la gente

A volte dobbiamo lasciare i gruppi. È necessario. E come si fa? Sebbene il codice, insistiamo, non è ancora stato stabilito, è possibile impostare alcune linee guida:

Gruppi per eventi. Si può lasciarli quando il loro scopo è esaurito. Se il gruppo è stato creato per organizzare una cena, per esempio, è possibile lasciarlo il giorno successivo, dopo aver salutato. In caso contrario, si corre il rischio che le persone siano incoraggiate a continuare a chattare e rinominare il gruppo, diventando quasi un’istituzione.

I gruppi di familiari e amici. Una possibilità è salutare con una breve spiegazione (non giustificazione. Sì, dobbiamo anche prendere in considerazione il momento in cui si va via: non farlo, ad esempio, nel bel mezzo di una conversazione. Penseranno che si è arrabbiati per quello che viene detto, quando è molto probabile che non avete letto una sola frase.

Gruppi di lavoro. Bisogna fare una distinzione tra lavoro e tempo libero. WhatsApp può essere uno strumento utile, ma è necessario impostare dei limiti, come ad esempio avvertire che nessuna risposta debba essere attesa al di fuori dell’orario di lavoro. Lo stesso vale nel caso di applicazioni.

Altro. A volte finiamo in gruppi di persone che non si conoscono abbastanza. Naturalmente, è possibile applicare ciò che è stato detto finora: possiamo lasciare il gruppo con un saluto, che può essere indirizzato anche direttamente all’amministratore se non si è in confidenza con gli altri e lasciare il gruppo con rispetto e senza essere né offensivi né scortesi. Nel caso dei temuti gruppi di genitori, una buona idea può essere quella di parlare con l’insegnante.

Alla fine, è importante fare quel che si sente di fare. Soprattutto quando questo significa essere esposti a contenuti che non ci danno niente o, peggio, che troviamo offensivi e inutili. Immaginate se ogni giorno dovessimo trascorrere due o tre ore al tavolo di un bar ad ascoltare le conversazioni che non ci interessano. Nella vita reale sarebbe la stessa cosa.