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Quando navighiamo in incognito, significa anche privacy?
La stragrande maggioranza degli utenti di Google Chrome (ben il 99%) ritiene che il consumo di materiale pornografico in una sessione in incognito sia più sicuro. In effetti, alcuni credono che questa modalità sia stata specificamente progettata per questo tipo di contenuti. Ma, perché navigare in incognito non equivale a dire anche “privato”?
Quando si compila un modulo in incognito, si vede che i dati principali – quali il nome utente o la password – sono riempiti automaticamente anche se la navigazione privata non memorizza queste informazioni. La verità è che la maggior parte dei browser si basano sul dispositivo in utilizzo per completare questi dettagli, sia in modalità normale che in incognito.
Google è stato molto chiaro rispetto a Chrome: “la navigazione in incognito non nasconde la navigazione al proprio capo, al fornitore di servizi Internet o ai siti visitati“. Che dire, allora, degli altri browser? Mozilla Firefox risponde a qualcosa del genere e specifica che “anche se il team non salva e memorizza la cronologia della nostra attività online, il proprio capo o il provider di servizi Internet potrebbe tenere traccia delle pagine visitate“.
Ciò si spiega con i cookie o i software che sono in grado di tracciare i nostri movimenti in una rete, anche quando decidiamo di navigare in modalità privata. La sua funzione è quella di memorizzare la sessione utente con i suoi dati di utilità, ma può anche eseguire un monitoraggio completo dell’attività dei visitatori. Quindi, date queste ragioni, è prudente supporre che le nostre abitudini di navigazione siano in incognito o in privato o in anonimo.