LinkedIn
Nel 2012, sono stati violati oltre 110 milioni di dati sul portale di LinkedIn.

In Russia non ci si potrà più connettere a LinkedIn, il social network che conta oltre 400 milioni di utenti e che si propone di offrire soluzioni ponte tra imprese e aspiranti lavoratori. La decisione – divenuta attuativa nelle ultime ore dopo una sentenza del tribunale di Mosca – apre le porte verso un oscurantismo che potrebbe riguardare altre piattaforme come Twitter e Facebook.

Dal Cremlino trapela la voce che non si tratti di “censura”, bensì di protezione. La chiusura di Linkedin come quella eventuale degli altri social avrebbe a che fare con motivi di privacy. L’agenzia per le comunicazioni Roskomnadzor (agenzia che ha reso effettiva il blocco) ha spiegato che “la piattaforma già era stata inserita in un elenco di siti che violano la regolamentazione per la protezione della privacy e dei dati personali”. 

German Klimenko, consigliere delle comunicazioni web del presidente Putin parla di segnale per altri network come Facebook o Twitter, aggiungendo però che “se Linkedin dovesse rispettare le regole, sarebbe sbloccata immediatamente”. La querele tra il social e la Russia, secondo Mosca, avrebbe radici già nel 2010 con la perdita di ingenti dati personali a danno degli utenti. Quest’estate poi sarebbero state inviate lettere di chiarimento sulla questione da parte del Cremlino, a cui però non sarebbero corrisposte altrettante risposte.

Da parte sua, Linkedin per ora non commenta ufficialmente, ma fa sapere tramite un portavoce di essere “molto dispiaciuto per l’accaduto, in particolare per i tanti utenti russi che dovranno fare a meno del servizio, in attesa di un eventuale colloquio chiarificatore con l’agenzia Roskomnadzor”.