WhatsApp contro i garanti della privacy

Avvertimento a WhatsApp da parte dei “cani da guardia” della privacy europei riguardo la condivisione dei dati degli utenti con il social network Facebook. Questi, infatti, hanno dichiarato di aver “serie preoccupazioni” circa le modifiche apportate alla policy sulla privacy di WhatsApp.

In una lettera all’azienda di messaggistica, questi hanno chiesto di disattivare la condivisione dei dati fino a quando non sarà chiaro e sicuro che le regole europee sulla privacy non vengono infrante. WhatsApp ha dichiarato, per parte sua, di star lavorando e collaborando con i garanti per affrontare queste loro preoccupazioni.

Nel mese di agosto di quest’anno, WhatsApp ha rivelato che avrebbe condiviso ulteriori informazioni su Facebook – che ha acquistato l’applicazione di messaggistica nei primi mesi del 2014 per “soli” 19 miliardi di dollari.

WhatsApp ha giustificato il cambiamento dicendo che questo significherebbe fornire una serie di suggerimenti su quel che la gente trova “più rilevante” un volta connessa. Ma molti hanno criticato la sua decisione a causa di impegni precedenti che WhatsApp aveva stretto, garantendo di rimanere indipendente da Facebook.

La decisione di condividere le informazioni ha spinto le indagini da parte degli organismi di protezione dei dati in tutta Europa. Ora, l’Article 29 Working Party, l’associazione collettiva dei cosiddetti watchdogs, ovvero cani da guardia dei dati, ha detto che il lavoro doveva essere fatto per garantire che le norme regionali che disciplinano la privacy non fossero infrante. Soprattutto nel caso in cui informazioni passano da una società all’altra.

Il gruppo di lavoro ha riferito che questo lavoro doveva essere fatto perché la condivisione ha coinvolto l’elaborazione dei dati in modi che non erano nel funzionamento della politica di privacy quando è stata effettuata l’adesione. Un portavoce WhatsApp ha dichiarato: “Abbiamo avuto colloqui costruttivi, anche prima del nostro aggiornamento, e rimaniamo impegnati a rispettare la legge applicabile“.