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A cosa serve l’email su WhatsApp?

WhatsApp e ancora WhatsApp. Questa volta cattura nuovamente la nostra attenzione poiché, a breve, pare ci chiederà la nostra e-mail nel nuovo aggiornamento. Perché ci sarà bisogno di queste informazioni su una delle piattaforme di messaggistica più famose? Proviamo a dare qualche spiegazione.

WhatsApp ha giustificato questa richiesta come un nuovo sistema di sicurezza per verificare il nostro account e solo in due fasi: un codice di sicurezza verrà inviato alla nostra email e ci permetterà di accedere al nostro account sulla messaggeria. Questo sistema è attualmente utilizzato da molte altre applicazioni come ulteriore metodo di protezione.

L’informazione è trapelata dal profilo Twitter WABetaInfo, che ha in precedenza fornito notizie in anticipo proprio riguardo nuovi update WhatsApp. Nel tweet in cui si svela questa nuova procedura, accompagnato da diversi screenshot, si spiega che questa ci permetterà di recuperare il nostro account nel caso venga rimosso, abbiamo cambiato telefono o, semplicemente, abbiamo cancellato i dati dell’applicazione.

Lo stesso WABetaInfo ha confermato che le chiamate video non sono ancora disponibili nel nuovo aggiornamento, anche se questa opzione era più una promessa balzata agli onori delle cronache già da maggio e nell’ultima beta di WhatsApp.

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Facebook, WhatsApp e la privacy

Come accennato in precedenza, WhatsApp si distingue particolarmente per la sua sicurezza. Questa attenzione è aumentata ulteriormente dopo il legame con Facebook che, come ben noto, non esita a tutelare i dati dei propri utenti. Tuttavia, ha suscitato anche moto scalpore la notizia trapelata a fine agosto che WhatsApp a condividere i nostri dati con Facebook, accettandone i termini o no. Non abilitare la possibilità di condividere le informazioni riguardanti il nostro account impedisce che questo venga utilizzato per scopi pubblicitari. Ma può essere utilizzato per altri scopi che influenzano la nostra privacy.

Al momento della registrazione, sappiamo che questi social media o ci chiedono – e quindi – offrono importanti dati personali come data di nascita, luogo di residenza, e-mail, ecc. Dati che possono essere utilizzati da grandi aziende tecnologiche con interessi di dubbia utilità per la nostra privacy. E, comunque, pare possiamo fare ben poco contro la grande potenza di queste aziende di Internet.