Google combatte il terrorismo
Dove è situata la linea sottile tra lotta al terrorismo e privacy individuale?

Tramite le ricerche fatte sul motore di ricerca Google combatte il terrorismo, mostrando agli utenti che visualizzano risorse provenienti da gruppi terroristici messaggi e informazioni utili a dissuaderli da eventuali intenti di emulazione o peggio, affiliazione.

Non è la prima iniziativa che Google intraprende per contrastare il terrorismo globale. Questa strategia però si configura come un meccanismo di prevenzione atto a dissuadere potenziali reclute del terrorismo.

I test inizialmente condotti su piccola scala hanno fornito risultati incoraggianti. L’intento è di dissuadere preventivamente le persone dal lasciarsi “affascinare” da gruppi terroristici come l’Isis.

Il modo più efficace per farlo è già insito all’interno del motore di ricerca più usato al mondo. Utilizzando i dati provenienti da cronologia, ricerche web, social media e dati analitici raccolti si può tracciare un profilo che corrisponde a quello di una possibile recluta dell’Isis.

Il programma progettato da Jigsaw, un laboratorio sperimentale acquistato da Google, identifica quelle risorse considerate come promotrici di attività terroristiche e dirotta gli utenti con messaggi e ads mirati. I messaggi e gli ads non sono attacchi diretti all’Isis, ma più una “chiamata alla realtà“, contenuti tali da poter potenzialmente dissuadere una persona dal proseguire le ricerche su di essa.

Google combatte il terrorismo con i suoi servizi, a partire da Youtube, fulcro delle attività dell’Isis

La piattaforma che più viene monitorata è Youtube, che l’Isis sfrutta per promuovere le sue attività. Secondo la ricerca condotta da Jigsaw i messaggi e le campagne pubblicitarie fatte ad-hoc hanno un tasso di coinvolgimento pari al doppio rispetto ai normali video e ads. Anche se in prospettiva Google non può sapere quante persone davvero interessate a diventare reclute dell’Isis visualizzeranno questi video e ads, la prospettiva di poter raggiungere milioni di persone potenzialmente interessate ad attività terroristiche è confortante.

Grazie a questo nuovo programma Google combatte il terrorismo con le sue stesse armi: social media e visibilità sul web. Riconfermando il motto dell’azienda:”Non essere malvagio”.