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Multa di 13 miliardi per Apple dall’UE per tasse nonpagate

Apple condannata a pagare 13 miliardi di euro al fisco irlandese. L’Irlanda è la sede fiscale dell’azienda di Cupertino, scelta per le agevolazioni fiscali che le consentono di pagare lo 0,005% di tasse sui profitti. La decisione dell’UE ha scatenato le ire di Washington e il ricorso è scontato.

Apple non paga le tasse, o meglio, non paga quanto dovrebbe. Lo 0,005 per cento degli introiti dell’azienda finiscono nelle casse del fisco europeo. Ad annunciare la decisione della maximulta la commissaria alla Concorrenza dell’Unione europea Margrethe Vestager. “Gli Stati membri non possono dare benefici fiscali alle aziende selezionate – questo è illegale ai sensi delle norme sugli aiuti di Stato“, ha dichiarato la commissaria.

Apple è una delle molte aziende di tecnologia degli Stati Uniti (anche Google ha la sede europea in Irlanda) che hanno beneficiato di un regime fiscale agevolato, per usare un eufemismo. Apple ha raggiunto un accordo con l’Irlanda per “pagare” lo 0,005 per cento delle tasse sugli introiti dell’azienda californiana in cambio di assunzioni nel Paese del trifoglio. L’accordo consente ad Apple di guadagnare molto più di quanto non le sarebbe permesso negli Stati Uniti dove dovrebbe pagare il 35 per cento di tasse sui profitti, proprio per questo motivo mantiene oltre il 90 per cento del suo denaro all’estero.

Gli accordi che l’Irlanda ha preso con le aziende estere sono sotto esame da parte della UE da due anni. L’UE ritiene che l’Irlanda non ha raccolto sufficienti tasse da aziende come Apple che si trova praticamente a pagare quasi nulla rispetto al già esiguo (almeno per noi italiani) regime di imposta isolano del 12,5 per cento.

La mela morsicata ha pagato dal 2003 al 2013 l’un per cento di imposte sui profitti, secondo la commissione. Dal 2014 il tasso è sceso allo 0,005 per cento. Il comportamento poco chiaro rispetto al pagamento delle tasse non è limitato alla sola Irlanda, la Commissione europea dichiarato Apple divide i profitti dalle sue vendite in Europa con solo una piccola fetta che va al ramo irlandese. La stragrande maggioranza del denaro è fatto fluire in una “sede” all’interno di Apple Sales International, che non è basata in alcuno Stato e non affrontare le tasse.

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La sentenza arriva a circa una settimana dalla presentazione dei nuovi iPhone 7. Una brutta sorpresa per Cupertino che annuncia ricorso come anche lo stato di Irlanda che ha fondato sulle agevolazioni fiscali il sistema per attrarre i colossi stranieri. Sono 5500 i dipendenti irlandesi di Apple, circa un quarto di quelli di tutta Europa. Le dichiarazioni da parte di Apple puntano proprio sul lavoro per fare leva sulla popolazione irlandese e sulla Commissione europea: “l’argomentazione della Commissione non riguarda quanto Apple paga in tasse, ma riguarda quale governo raccoglie i soldi. Avrà un effetto profondo e dannoso sugli investimenti e la creazione di lavoro in Europa”.

L’azienda statunitense ha guadagnato 231.500.000.000 di dollari nell’ultimo trimestre. Di questi quasi 215.000.000.000 di dollari sono tenuti all’estero a causa delle agevolazioni fiscali. La Commissione europea afferma che le azioni di agevolazione intrapresi dall’Irlanda sono paragonabili ad aiuti illegali che si traducono in una potenziale violazione del diritto europeo.

Dunque, i guadagni di Apple sono dovuti allo scarso aggiornamento hardware, allo sfruttamento della forza lavoro cinese (“Disegnato in California, fatto in Cina”) ed ora sappiamo anche che sono dovuti ad un regime fiscale quasi del tutto inesistente.